Guido Sforza all’Unitus mette in guardia sui rischi della nuova comunicazione

Luciano Costantini

“C’è perfino chi giura che le scene della seconda guerra mondiale furono girate negli studi di Hollywood, come dire che quel conflitto fu tutta una finzione”. L’avvocato, Guido Sforza, giornalista e docente di diritto delle Nuove Tecnologie e responsabile della Trasformazione Digitale presso la Presidenza del Consiglio, parte da una colossale bugia diffusa su Internet, cioè da una primizia della produzione fake news, per affrontare il delicato per quanto difficile rapporto tra l’essere tecnologico del ventunesimo secolo e il proprio interlocutore del Web. Si chiami Facebook ,Istagram, Google, Yahoo e chi più ne ha più ne metta. Una lezione di grandissimo interesse, di sapore universitario (non per niente si tiene nell’Aula Magna dell’Università della Tuscia), che aggiunge scenari magari inimmaginati ed inimmaginabili sul mondo della nuova comunicazione a trecentosessanta gradi. “Fake news – spiega l’avvocato Scorza– è nata per esigenze di tipo politico ed economico. Se è il problema dei problemi di questo secolo? Direi che si tratta di un problema cresciuto fin troppo. Tra cinque anni si sgonfierà automaticamente, quando i lettori diventeranno più cauti e preparati nella lettura e interpretazione delle notizie”. Il tema della interconnessione tra uomo e tecnologia ovviamente non può non toccare quello della “Comunicazione e del giornalismo, il rapporto con la libertà di stampa: lo stato di salute in Italia e l’attuale legislazione”, che poi è il titolo del convegno. Il diritto di autore e il diritto all’oblio sono i temi trattati dall’avvocato Sforza. Nel primo caso la pedissequa osservanza delle regole giuridiche comprime la libertà di informazione perché autorizza il “titolare” della notizia a vietarne la diffusione e, di conseguenza, non permette ad altri di usufruire della conoscenza dei fatti nella loro interezza. Nel secondo caso spesso emerge una sorta di conflitto tra il diritto personale alla propria privacy e quello pubblico a conoscere. Ha ancora un senso parlare di diritto all’oblio quando siamo inondati di immagini e notizie, più o meno autentiche? “E’ un diritto che va comunque salvaguardato – ribadisce l’avvocato – ma talvolta non conviene come probabilmente ricorda bene Barbra Streisand la cui villa anni fa venne fotografata da un elicottero e le foto subito trasferite su Internet. L’attrice chiese ed ottenne la rimozione di quelle stesse foto con il risultato che il giorno dopo la sentenza le immagini facevano il giro del mondo”.

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