Gli itinerari dell’Archeologa: Ferento

Francesca Pontani

 

Francesca Pontani, Archeologa & Professionista nella Comunicazione WebMarketing www.francescapontani.it.

Sono archeologa e lavoro nel mondo del web. Nel blog e sul canale YouTube ArcheoTime le mie camminate archeologiche on the road.

Archeologa del comitato scientifico del Museo Archeologico delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano. Egittologa, conoscitrice di lingue antiche come i geroglifici, la lingua sumerica e accadica, la lingua etrusca, innamorata della comunicazione e della scrittura guiderò i lettori di TusciaUP nella conoscenza del nostro territorio attraverso Tour di Archeologia in Tuscia. Iniziamo con il primo.

Se ti piace il riposo e il sonno fino alla prima ora dell’alba; se ti dà fastidio la polvere, lo strepitio delle ruote e il vociare dell’osteria, voglio darti un consiglio: va’ a Ferentino!” (Orazio)

 

L’antica città di Ferento

E’ tra i centri più importanti del territorio della Tuscia di Viterbo, soprattutto per il periodo romano; nacque in seguito all’abbandono dell’etrusca Acquarossa e assunse notevole importanza con il periodo imperiale romano. L’antica Ferentium, federata di Roma nel III secolo a.C., quindi municipio dopo la guerra sociale, venne distrutta da Viterbo nel 1172.
Oggi sono visibili: resti delle mura, il decumanus maxìmus; un pregevole impianto termale con pavimenti a mosaico; la domus “ad atrio”; il teatro formato dalla cavea (per gli spettatori), dalla scaena (per le rappresentazioni) e da 27 arcate che circondano la parte posteriore. Bella la frons scenae le cui statue decorative di Muse sono oggi nel Museo Nazionale Rocca Albornoz di Viterbo.

Colonia romana
Dal Liber Coloniarum sappiamo che Ferento divenne colonia romana dall’età dei Gracchi (123 a.C.), inscritta nella tribù Stellatina e in età giulio-claudia raggiunse il massimo splendore con l’edificazione di sontuosi edifici pubblici: il teatro, l’anfiteatro, le terme e il foro, grazie alla generosità di due privati cittadini, Sesto Ortensio e Sesto Ortensio Claro.

civitas splendissima
Ferento ebbe il titolo di civitas splendissima, come ci ricorda un’iscrizione del II secolo d.C., ma Ferento è anche famosa per aver dato i natali all’imperatore Marco Salvio Otone, nonché a Flavia Domitilla, moglie di Vespasiano e madre di Tito e Domiziano, imperatori di Roma.

Un lento declino
Con il conflitto tra longobardi e bizantini per Ferento inizia un lento declino fino alla distruzione nel 1172 ad opera di Viterbo: una parte della popolazione si rifugiò in località “Le Grotte” (Grotte Santo Stefano) mentre altri si trasferirono presso San Faustino. Per evidenziare l’annientamento della città rivale al leone di Viterbo venne aggiunta la palma, simbolo di Ferento, creando così lo stemma comunale che oggi vediamo.

COME ARRIVARE
Ferento si trova a ca. 6 km da Viterbo, lungo la strada Teverina: da Viterbo direzione Bagnoregio. L’area archeologica è aperta al pubblico dai volontari dell’Associazione Archeotuscia Onlus di Viterbo (mar-venerdì 14.00-fino al tramonto; sabato e domenica: 10.00-fino tramonto).

PER APPROFONDIRE
Sezione dedicata a Ferento presso il Museo Nazionale etrusco Rocca Albornoz di Viterbo con le statue delle nove Muse che ornavano il teatro www.polomusealelazio.beniculturali.it/index.php?it/174/museo-nazionale-etrusco-rocca-albornoz.

Nel prossimo articolo, il 12 ottobre, andremo a Castel d’Asso.

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