Giorno del Ricordo: storia senza ombre e dimenticanze

Si è tenuta il 9 febbraio mattina, nella sala del consiglio comunale di Viterbo, la conferenza stampa del Comitato 10 febbraio per presentare le celebrazioni in occasione del Giorno del Ricordo. La manifestazione, che ha il patrocinio del Comune e della Provincia di Viterbo, si svolgerà domenica 12 febbraio, alle ore 10.30, in piazza del Teatro a Viterbo.
Da lì partirà un corteo che raggiungerà piazza dei Martiri delle foibe istriane, zona valle Faul, dove sarà deposto un cuscino di fiori al monumento che ricorda il sacrificio di Carlo Celestini, primo dei 14 martiri viterbesi individuati dalle ricerche storiche del comitato.
Alla conferenza stampa erano presenti il presidente del consiglio comunale Marco Ciorba, gli assessori comunali Giacomo Barelli e Antonio Delli Iaconi, il presidente del Comitato 10 Febbraio di Viterbo Maurizio Federici e il segretario nonché dirigente nazionale Silvano Olmi, il Generale di Brigata Aves in pensione Antonio Laruccia, esule da Fiume.
“I nostri connazionali esuli o infoibati sono stati dimenticati per troppo tempo – ha detto il presidente del consiglio comunale, Marco Ciorba – la legge che nel 2004 ha istituito il Giorno del Ricordo, ha sancito che non esistono morti di serie B. Mentre le alte cariche dello Stato non saranno a Basovizza, io domenica mattina interverrò alla manifestazione di Viterbo”.
“Ho partecipato in passato alle manifestazioni del Comitato – ha detto l’assessore Giacomo Barelli – anche quando non ricoprivo cariche pubbliche, perché lo sentivo come un dovere morale. Il Giorno del Ricordo è patrimonio di tutti gli italiani”.
“Il Comitato 10 Febbraio di Viterbo svolge una grande opera – ha dichiarato l’assessore comunale Antonio Delli Iaconi –: ho apprezzato le scorse edizioni della manifestazione perché si sono svolte in un clima di concordia e condivisione di valori. Importante anche la ricerca storica messa in atto per individuare i viterbesi martiri delle foibe”.
“Ricorre quest’anno il settantesimo anniversario della firma del Trattato di pace di Parigi – ha ricordato il segretario del Comitato 10 Febbraio di Viterbo, Silvano Olmi – con il quale furono definitivamente consegnate alla Jugoslavia le terre italianissime del confine orientale. Ricordiamo quell’infausto evento e i 350mila profughi che furono costretti a scappare, abbandonando tutti i loro averi, pur di rimanere liberi e non sottomettersi alla dittatura comunista slava. Anche la Tuscia accolse i fratelli italiani e molti sono diventati nostri conterranei. Le nostre ricerche storiche hanno consentito di individuare 14 martiri delle foibe, nati a Viterbo e nei comuni della provincia. Purtroppo – ha proseguito Olmi – c’é ancora tanto lavoro da fare. Se andate su un noto sito scolastico e cercate la parola foiba, troverete dei riassunti incredibilmente faziosi. In questi giorni a Milano, Orvieto e Arcore, amministrazioni comunali danno il patrocinio a manifestazioni dove si minimizzano o addirittura si negano le foibe”. “Sono nato nel 1937 nell’isola di Lussino – ha detto commosso il generale in pensione Antonio Laruccia, profugo fiumano – ma con la famiglia ci trasferimmo a Fiume. Durante la guerra, visto che la città era costantemente bombardata dagli alleati, tornammo sull’isola dai nonni e infine ci trasferimmo a Verona per scappare dal regime titino e cominciare un’altra vita. Ci trattarono male. Addirittura fummo schedati e le autorità di polizia italiane ci presero le impronte digitali. Questo provvedimento fu revocato dopo che il vescovo di Spoleto, monsignor Radossi, rischiò di subire lo stesso trattamento. Scrisse a De Gasperi, allora capo del governo, e questo incubo finì. Nonostante una legge dello stato del 1989, ancora oggi ho problemi con i documenti e il codice fiscale, perché il computer mi registra come nato in Jugoslavia, mentre io sono nato in terre che all’epoca erano italianissime”.
Il presidente del Comitato 10 Febbraio di Viterbo, Maurizio Federici, ha ricordato la realizzazione del monumento a valle Faul e l’intitolazione della piazza ai martiri delle foibe, grazie all’opera del compianto Antonio Fracassini durante l’amministrazione Gabbianelli. “L’amico Quadrani mi segnalò il nome di Celestini, primo martire delle foibe a essere individuato – ha detto Federici –: da allora, grazie alle ricerche di Silvano Olmi abbiamo trovato i nomi di 14 viterbesi vittime della barbarie comunista. Vogliamo realizzare un volume che ricordi il loro sacrificio e chiederemo ai comuni dove sono nati di intitolare loro una via. Ai negazionisti di sinistra dico che li denunceremo, perché la storia non si cancella. Infine – ha concluso Federici – ricordo che l’Arena di Pola è più antica del Colosseo, quindi in quelle terre noi italiani c’eravamo da millenni”.

Comitato 10 febbraio Viterbo

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