Giorgino spiega come e perché cambia il mondo dell’informazione

“Giornalismi e società”. Nel titolo non c’è alcun refuso. Perché non c’è (o non c’è più) un solo un modo di fare giornalismo e la società è assai variegata. Il libro di Francesco Giorgino, spiega come e perché il mondo dell’informazione sia cambiato e stia progressivamente cambiando, sotto la spinta della globalizzazione. Basti pensare che, secondo una recentissima ricerca Censis-Ucsi, il 60% dei giovani sceglie come veicolo di informazione Facebook. Quindi, una informazione personalizzata, che magari spesso è orientata più alla “notizia che si vuole leggere” che a quella che viene racconta.
Comunque fin troppo semplice e ingeneroso sarebbe sintetizzare la mattinata alla Sala Congressi della Fondazione Carivit con la sterile presentazione del libro del giornalista Rai (l’occasione si pone nel solco delle celebrazioni di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti). L’incontro, organizzato dalla Ucsi Lazio, ha approfondito il legame complesso e ben più rilevante dei media e del sociale. Materia difficile da capire e maneggiare che i relatori del meeting hanno spiegato al meglio. Francesco Giorgino e il sociologo Francesco Mattioli hanno portato il loro prezioso contributo dinanzi ad una platea che vedeva in prima fila il vescovo di Viterbo, Lino Fumagalli. “Il mio libro? Una dichiarazione d’amore verso il giornalismo di qualità rispetto a quello spesso proposto dal mercato”, ha esordito Giorgino. Che poi ha spiegato perché oggi “la cultura sia distorta dalla comunicazione di massa, orientata alla verità desiderata più che alla verità possibile. Conta più l’interesse o l’importanza della notizia? Direi la sua rilevanza”. E’ fondamentale capire che il pubblico non è più soltanto un soggetto passivo, ma interattivo in quanto inserito al centro della realtà. Esso stesso diventa realtà. Da qui la necessità di fare una informazione che non sia manipolata. E oggi il rischio di non riuscirvi è sempre più invasivo perché la realtà è sempre più complessa e i media sempre più capillari. Un rischio sottolineato anche dal Vescovo, Lino Fumagalli: “Il giornalismo deve aiutarci a scegliere i veicoli del bene anziché quelli del male. Ed oggi, devo ammetterlo, come fruitore di questi mezzi, ho paura”.

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