Francesco Mongelli: la vela la sfida , Viterbo l’equilibrio

Sono venuto per la prima volta a Viterbo circa 20 anni fa per l’università di Agraria. Il ricordo è ancora nitido, arrivavo da una grande città e il cambiamento di ambiente è stato decisamente “importante”, all’inizio passavo più tempo a Roma che qui, poi man mano che il tempo passava quello trascorso nelle due città è andato invertendosi, lasciando che le apparentemente “insostituibili” abitudini venissero rimpiazzate, nelle mie preferenze, dal diverso modo di vivere una città più piccola. Il tempo è stata la chiave per fare il grande salto nel tipo di vita, il passaggio graduale mi ha permesso di non subire il cambiamento ma al contrario di apprezzare progressivamente e in maniera esponenziale gli aspetti tipici delle città più piccole. Vivere in “provincia” significa vivere di più nel vero senso della parola, basta pensare al contatto più diretto con le persone e il tempo in più che si ha a disposizione rispetto a una megalopoli come Roma, in cui salvo situazioni eccezionali e particolarmente fortunate una buona fetta della giornata viene spesa per fare cose poco produttive e piacevoli per se stessi: il traffico, le code e la conseguente tensione che si vive nei rapporti con gli altri sono solo le più evidenti. A Viterbo mi sono trovato sempre meglio con il trascorrere del tempo ed anche mia moglie, romana come me, ha progressivamente invertito il tempo trascorso nelle due città fino a trasferirsi qui in maniera stabile e fortunatamente anche con il lavoro. Oggi abbiamo due figli che vanno all’asilo e la tranquillità nonché la qualità della scuola che frequentano è da sola una più che valida ragione per essere felici di vivere da queste parti… Con la mia famiglia abitiamo nel centro storico, bello e piacevole da vivere. Putroppo tutti i centri storici stanno attraversando un periodo non troppo felice soprattutto per le attività commerciali che faticano contro i grandi centri commerciali periferici. Il cuore di una città mantiene però sempre il suo fascino e le risorse per ripartire, per questo sono convinto che anche quello di Viterbo, adeguandosi alle diverse esigenze dei tempi che cambiano, saprà ritrovare la vitalità che merita.
Il mare, l’oceano, la competizione sono parte della mia vita… E’ difficile spiegarli, appartengono alla mia interiorità, ma a Viterbo ho trovato un posto ideale per vivere sereno e arrivare carico a qualsiasi appuntamento agonistico, un aspetto fondamentale per la buona riuscita della gara. Qui nel capoluogo della Tuscia ho trovato un mio equilibrio, fatico a pensare di potervi rinunciare. Vivere il mare insegna tra le altre cose ad avere rispetto senza avere timore. Condividere per diversi giorni uno stesso spazio limitato come una barca senza la possibilità di scendere è inoltre un grande esercizio per imparare a far convivere la tolleranza verso gli altri con il mantenere vivi gli obiettivi di quello che si sta facendo. Le competizioni stimolano ad essere sempre pronti, a non sedersi, propensione positiva nello sport come nella vita di tutti i giorni.
Vado in mare da quando ero molto piccolo e regato da quando avevo poco più di dieci , ho avuto la fortuna ed il piacere di regatare molto in Mediterraneo e in giro per il mondo, per chi conosce questo ambiente le regate più famose sono probabilmente le Louis Vuitton Series, la MedCup , 52 SuperSeries, Fastnet, Sydney-Hobart, Middle Sea Race, RORC Transatlantic, Caribbean 600 e Newport-Bermuda per citare quelle che più affascinano l’immaginario collettivo di chi va spesso per mare ed è appassionato di regate. Ho raccolto in questi anni nove titoli mondiali, uno continentale e cinque nazionali. Regate simili nella preparazione e nella dedizione che richiedono per essere affrontate al meglio anche se molto diverse tra loro. Possono essere serrate come i match race, l’uno contro uno in cui non esiste il tempo per pensare, competizioni nelle quali esperienza ed istinto sono la chiave per primeggiare. Altre, quelle di altura, che durando diversi giorni, se non settimane, che inevitabilmente lasciano un pò di spazio anche al lato classico e “romantico” della navigazione a vela dove l’istinto deve lasciarsi sopraffare dalle scelte strategiche che vanno pianificate con lungimiranza e la solita esperienza che sempre aiuta… Poi di nuovo finalmente a casa nella Viterbo che sto amando sempre di più e della quale mi sento ormai felice figlio adottivo. Foto di Max Ranchi.

COMMENTA SU FACEBOOK
CONDIVIDI