Francesco Galli, l’architettura e il paesaggio nella fotografia

Luciano Pasquini

Il tavolo da disegno occupa buona parte dello studio. Un archivio pieno zeppo di libri, foto, diapositive, dove il tutto comunque produce un’ordine perfetto. Un divano, una chitarra. E’ lo studio in via San Cristoforo, al civico 12, dove Francesco Galli lavora quando non è in giro per il mondo. Si perché le varie compagnie teatrali che segue, in particolare quella diretta da Iben Nagel Rasmussen a Copenaghen, sono dei veri e propri traini di viaggio, che gli hanno permesso di visitare e conoscere paesi come Austria, Brasile, Cile, Danimarca, India, Paraguay, Perù, Polonia. La fotografia di Architettura e Paesaggio è il suo secondo genere fotografico, a cui si dedica con dedizione dal 2001, anno d’inizio del nuovo percorso che lo porterà alla collaborazione con con studi di architettura, università ,enti interessati a sviluppare indagini e campagne fotografiche sul territorio – La sua tesi di laurea guardava lontano difatti Galli si è laureato in Architettura presso l’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi dal titolo :“La rappresentazione fotografica dell’architettura in Italia dal Dopoguerra agli anni Settanta”. Il suo racconto in questo nostro incontro scorre piacevolmente per più di due ore spaziando tra i temi della fotografia di architettura, etnica, di paesaggio passando per i  ritratti di attori famosi a incarichi prestigiosi alla Biennale di Venezia. Nella fotografia di Teatro, secondo il punto di vista di chi scrive riesce ad esprimere quel di più destinato a lasciare una traccia nel panorama nazionale e internazionale.
La particolarità che distingue il suo lavoro di fotografo professionista, è senza dubbio quella di far emergere dalla scena, il momento unico dell’azione, o condensarlo in una espressione, che sveli l’intera personalità del soggetto.

Diceva Saint Exupéry “L’essenziale è invisibile agli occhi ed è capito bene solo dal cuore” , è qui tutta la unicità del lavoro di Francesco Galli. Un amore che sprigiona la ricerca continua di una identità che come ebbe a dire nell’aprile 2016 nel corso della mostra composta dai 24 scatti dedicati alla città di Viterbo, in collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Progetto dell’università Sapienza di Roma. “Le immagini riuniscono frammenti della memoria allo sguardo che si fonde nel tessuto urbano in continua evoluzione”.
Nel volume “La Separa” presentato di recente la splendida appendice fotografica è a cura di Francesco Galli ed è così che quel giardino unico verrà vissuto come un patrimonio collettivo per la Tuscia. Ritorna la Tuscia e quel legame indissolubile che per Francesco Galli non si smentisce mai. E in ogni sua partenza, il biglietto è sempre di andata e ritorno.

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