Francesco Folletti in finale al HulaHoop Poetry Slam

Per un periodo ha camminato con noi scrivendo RACCONTI BREVI  su TusciaUP, oggi Francesco Folletti è arrivato in finale al poetry slam. Francesco Folletti è di Civita Castellana, ha frequentato l’università della Tuscia, prima di trasferirsi all’Ateneo di Siena.

Per quanti si chiedono cosa sia una poetry slam e più ancora l’HulaHoop ecco la spiegazione:
Sul palco dell’HulaHoop si esibiranno alcuni tra i migliori poeti e performer in circolazione, sfidandosi all’ultimo verso finché solo uno di loro rimarrà in piedi ad alzare la coppa (immaginaria) del vincitore.
Il contest è inserito all’interno del circuito L.I.P.S. (lega italiana poetry slam) ed è valido per l’accesso alle finali del campionato nazionale. http://hulahoopclub.it/hulahoop-poetry-slam/

Certamente siamo un po’ di parte, ma da tutti noi un grande in bocca al lupo a Francesco Folletti, a cui abbiamo rubato questo post dal suo profilo Facebook,

Domani c’è questa cosa qui. Il posto è l’HulaHoop Club. Roma. La preoccupazione più grossa per ora è arrivare in 45 minuti da Tiburtina al Pigneto. Sperando che l’iperuranio delle possibilità giochi in mio favore, quindi niente traffico (a Roma, alle 20), una volta lì ricordarmi la via, trovare il locale. Per la prima volta ho dovuto fare una scaletta, e una scelta, delle poesie. Gli altri finalisti, invece, credo partecipino a slam poetici da quando avevano tredici anni. Quindi boh, vediamo che succede.
Questo è un estratto da un’intervista a Philip Roth.
“[…] Perché io credo che la poesia vada portata – in questo frangente storico riportata – tra le persone e tra la vita quotidiana in tutte le forme praticabili, sono sinceramente stufo, e lo sono da prima di diventare il vecchietto che sono ora, di ascoltare questi poeti e saggisti polverosi che non si sono mossi dalle proprie scrivanie che descrivono il declino della poesia e il suo valore rimosso senza mai essere scesi a radunare giovani e vecchi, studenti e lavoratori, a illuminare della loro supposta conoscenza luoghi, quartieri, paesi, città. Se ne stanno lì a redigere pensieri sulla poesia e di poesia avendo la stessa vitalità della poltrona sulla quale sono seduti. A volte non si distinguono nemmeno gli uni dalle altre. E allora alla mia veneranda età spero e confido nelle nuove generazioni, che possano riportare i versi delle poesie, i racconti brevi, nel bel mezzo della vita, scendendo giù dalle scale e mettendosi a leggere tra gli alberi del parco come Allen Ginsberg, che sappiano aprire le porte di bar e biblioteche, di teatri e scuole, per raccontare veramente di cosa è fatta la poesia. E soprattutto di quanto è importante metterla a disposizione di chi ne ha bisogno. Abbiatene il coraggio. Adesso che la mia vita è diventata migliore perché non devo più scrivere, vorrei solo rincorrere reading poetici e tutta l’arte che c’è in giro. Le stelle sono indispensabili. Ma devono essere accese.”

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