Flavia Lucente: dalla Tuscia a Educatori Senza Frontiere

Ha soli 23 anni Flavia ma con un vissuto così intenso fatto di passione pura ed emozioni a mille. Un percorso il suo con Educatori senza frontiere, una scelta quasi casuale che l’ha condotta dall’altra parte del mondo, aprendole una strada, più vicina a quelli che erano i suoi sogni, indirizzandola verso la sua scelta di futuro.
Quando l’ho contattata era in metropolitana, lo stridente rumore di fondo non ha per nulla mosso la sua voce, calma e impostata, sentendola senza conoscerla ti pare di parlare con una persona più grande dei suoi pochi anni.
Ritrovandola nelle domande che le sono state poste, scorre con tanta naturalezza la sua storia …

Chi è Flavia Lucente?
Capranica il luogo dove sono cresciuta, la piazza San Francesco il punto di partenza di tutto. Il tempo scorre con le sue tappe naturali: le scuole elementari, poi le medie, il liceo Classico Buratti a Viterbo, dentro questi passaggi la frequentazione parrocchiale poi l’incontro speciale con l’’Associazione Juppiter ( ha la stessa la mia età), con le tante iniziative realizzate dal suo presidente Salvatore Regoli, è divenuta il fulcro di idee e di accoglienza per l’ educazione e crescita dei giovani. Da frequentatrice assidua ne sono divenuta volontaria. La condivisione delle stesse progettualità ha indirizzato in modo naturale il mio percorso con Educatori Senza Frontiere per sperimentare una nuova me.

ESF. Educatori senza Frontiere di cui fa parte cos’è esattamente…
E’ un movimento nazionale composto da gruppi di persone che attraverso il viaggio in paesi estremi incontra l’altro e si batte in una cultura diversa, con disagi diversi, accettando di condividerne i problemi e trasformare profondamente se stessi .Vivere esperienze forti in comunità di adolescenti in condizioni di estrema povertà e abbandono fanno ritrovare le basi solide per un punto d’incontro comune assaporando le emozioni vitali in modo diverso.

“La vita è un viaggio e viaggiare è vivere due volte”, questo è stato il titolo della sua tesina al liceo e proprio meno di un mese dopo si è ritrovata dall’altra parte del mondo. Com’è successo e quale è stata la meta..

Siamo nel 2012 e la meta è stato il Brasile, dove sono rimasta un mese. Insieme ad altre 3 volontarie eravamo a Porto Alegre all’interno di un quartiere povero e degradato il Restinga, nei suoi 5 Km X 7 Km vivono un`ammucchiata di 180 mila persone, abbiamo organizzato laboratori ludici per quei bambini che vivono ai margini della società. L’altra parte dei giorni ci siamo spostati a Cassino (niente a che vedere con l’Italia) e con le altre volontarie siamo state nella Comunità di recupero delle dipendenze, adibite al centro diurno, il luogo vanta una spiaggia da Guinness dei primati con i suoi 240 km di lunghezza. L’altra faccia della medaglia.

Il Servizio Civile che ha svolto ad Ambalakilonga cosa le ha consegnato come esperienza?
L’insieme di sensazioni ed esperienze ha fatto coincidere tutto: la condivisione, l’incontro con coloro che ho trovato sulla mia strada, la certezza che quella che stavo percorrendo fosse la mia strada. La risposta che andavo cercando.

Quali sono i paesi che ha attraversato? Quale ricchezza le hanno lasciato ?
Brasile, Rwanda, Madagascar, tutti viaggi svolti da educatrice. Il Madagascar è quello che più mi ha segnata dentro, vi sono rimasta nove mesi , parlo la lingua malgascia, questo mi ha permesso di entrare dentro la popolazione abituata al bianco con la pronuncia francese..La bellezza del paese è unica, ho vissuto in una comunità di accoglienza di adolescenti dai 14 ai 20 anni. La loro forza nell’andare incontro all’altro è esplosiva, il ripagarti ogni tuo gesto con un sorriso è un arricchimento di cui mi sono impossessata.

Il rimettersi sempre in gioco è una ricerca verso qualcosa che deve ancora arrivare?
In questo momento sono a Capranica ma il mio concetto di viaggio mi fa essere sempre pronta a partire, è scontato che ci sia sempre un qualcosa che deve arrivare, tutto quello che ho maturato sino ad ora è il mio bagaglio, privo di lucchetto per accogliere qualsiasi esperienza che sia dall’altra parte del mondo ma anche in Italia, il mio Paese.

Cosa fa esattamente oggi?
Faccio volontariato al Ceis di Viterbo, in comunità, partecipo in modo operoso e seguo le varie attività interne. Un’esperienza che delinea sempre la mia strada in modo diritto e preciso.

Capranica, la famiglia, gli amici, il luogo del ritorno… Cosa apprezza della Tuscia?
Dal mio punto di vista la Tuscia è un territorio attivo nel sociale, mancano però le basi d’incontro tra associazioni che hanno gli stessi obiettivi, per una crescita condivisa dei progetti.
Associazione Juppiter con il suo integrarsi ed aprirsi ai territori è la mia idea di associazionismo solidale condiviso.

Qual è l’episodio più toccante dei suoi viaggi?
Ero in Madagascar insieme a Freddy che accompagnavo a comprare per la prima volta un paio di scarpe, si era appena infilato un sasso in un piede, mano nella mano giravamo il mercato per trovarne il paio adatte a lui, mi guardava spaventato. Le ha provate, le ha scelte, mi ha guardato regalandomi il più bel sorriso e come un fulmine ha spiccato il volo, senza più sentire il dolore della lacerazione subita. Ad un tratto si è girato mi ha detto “Ciao!”
Le piccole cose che poi in realtà diventano grandi, continueranno a stupirmi sempre, come fosse la prima volta.

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