All’Etrusco: Viviane, un film con nomination per Golden Globe

viviane

Continuano i mercoledì di eccellenza cinematografica al cinema Etrusco di Tarquinia. Una scelta che fuoriesce dai soliti titoli sbancabotteghino e che preferisce un cinema più di nicchia. Questa settimana è la volta di VIVIANE che ha ricevuto la nomination come miglior film straniero per i Golden Globe 

Viviane Amsalem chiede il divorzio da tre anni ma il marito Elijah non è d’accordo. In Israele non è consentito né il matrimonio civile, né il divorzio civile. Solo i rabbini possono legittimare un matrimonio o il suo scioglimento. Ma la separazione è possibile solo con il pieno consenso del marito, che alla fine ha più potere dei giudici.

Questo il commento riportato da Mymovies : Terzo capitolo di una trilogia iniziata con To Take a Wife (2004) e proseguita con Seven Days (2008), Viviane parte dallo stesso assunto di Una separazione dell’iraniano Asghar Farhadi ma si afferma come dramma legale puro. I toni oscillano per lo più tra tragico e paradossale, ma c’è spazio anche per una strepitosa parentesi comica femminile. Ricostruzione esemplare di un’anomalia del diritto di famiglia israeliano, che ancora oggi discrimina la donna rispetto all’uomo, per dirla con i suoi autori, Viviane è anche «una metafora della condizione delle donne in generale che si considerano “imprigionate dalla legge”».

Non da ultimo è ritratto femminile di rara forza, con una protagonista (Ronit Elkabetz, qui anche sceneggiatrice e regista con il fratello Shlomi) che riaggiorna il mito di Antigone opponendo una ferma, pazientissima resistenza a una norma inattuale. La scelta registica caratterizzante è la soggettività dello sguardo: tranne il finale (non a caso), il punto di vista è quasi sempre quello dell’interlocutore di chi è inquadrato. Costruito com’è per lo più di primi piani e frequenti sguardi in macchina, Viviane persegue con coerenza l’obiettivo di essere soprattutto interpellazione. Con numerosi cartelli insiste sul frazionamento del tempo, per sottolineare l’inestimabile valore di un’esistenza libera, qui ripetutamente offesa da un’autorità cieca.
Nonostante la fissità data dall’unità di luogo, il pretesto e il contesto che opprimono la protagonista e il linguaggio strutturalmente iterativo e formale del rito, il film stupisce per finezza di scrittura, molteplicità di registri e immediatezza, grazie al lavoro dei registi sul primo piano, in omaggio al cinema delle origini. Alla Quinzaine di Cannes 2014.

Mercoledì 21 gennaio ore 17:20  19:35  21:45

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