Erasmus: Giorgia Fabbri, racconti dalla Svezia. Parliamo in inglese?

Giorgia Fabbri

Raga dobbiamo dare una svolta alle nostre vite e trovare qualcuno con cui parlare in inglese”.
È così che in sole due ore decidiamo di organizzare una cena tutta italiana per i nostri tre amici svedesi: Leo, Tobbe e Joel. Con Carla sempre in testa a spronare tutte e me con la mia maniacalità organizzativa, in mezzo pomeriggio riusciamo a pensare ad un menù, fare la spesa e invitare tutti. Finalmente bucatini all’amatriciana! Così ci incontriamo per le otto da me e mentre li guardiamo bivaccare intorno al tavolo e ci impegniamo nella cucina, io, Carla, Giulia e Alessia cerchiamo di fare due chiacchiere.
“Tranquille, ho comprato un barattolo da un litro e mezzo di sugo”, affermo con convinzione al momento di preparare il sugo. Ma aprendo il barattolo un odore di ketchup ci invade il naso. “Oh merda”. Eh si, quello è proprio ketchup. Maledico me stessa almeno un centinaio di volte in italiano, così da attirare l’attenzione dei poverini che non riuscivano ancora a capire cosa fosse successo. E così, decidiamo di preparare una carbonara, nonostante la loro insistente proposta di preparare un sugo con il ketchup (ma stiamo scherzando?).
Le due bottiglie di vino che Tobbe, Leo e Joel hanno gentilmente portato finiscono purtroppo per dare una piega strana alla serata, finendo maggiormente nel bicchiere di Giulia. Così concludiamo la serata con me che lavo i piatti e Giulia chiusa nel mio bagno.
Tra un party e l’altro le serate passano in fretta, spesso ci ritroviamo insieme ai nostri nuovi amici svedesi e stiamo insieme ogni giorno, dalla mattina alla sera. Iniziamo anche i corsi all’università e, tra una difficoltà e l’altra, iniziamo a capire questo metodo di studio completamente diverso dal nostro. Qui l’università è veramente ordinata e spaziosa. La biblioteca all’interno dell’edificio è enorme, non credo di aver mai visto così tanti scaffali e libri nella mia vita e proprio all’interno della biblioteca si trova un bar, oltre a svariati tavoli e spazi per lo studio.
Le lezioni sembrano completamente diverse da quelle che svolgiamo a Viterbo. Abbiamo un obbligo di frequenza e un massimo di assenze da non dover superare per ogni corso. Gli studenti vengono resi partecipi alla lezione, sempre, anche per le lezioni che vengono svolte online.
La mia prima lezione però è a Börlange, una città vicino Falun dove si trova una sede distaccata dell’università di Falun (la mia solita fortuna). Così alle 6.30 della mattina suona la mia prima sveglia da universitaria in Erasmus e devo subito prendere confidenza con le linee degli autobus della zona, anche questi veramente efficienti ma per niente economici! Nove euro solo per arrivare a Börlange, più altri nove al ritorno. Ma la lezione sembra veramente interessante: “Oral Presentation in English”, insegna fondamentalmente come presentare un argomento in modo perfetto (o quasi) davanti a un pubblico, con tanto di slides in Power Point. L’insegnante è originaria della Scozia, veramente molto brava, con un metodo di insegnamento veramente originale. Per il suo corso non dobbiamo acquistare nessun libro, tutte le lezioni che farà sono già caricate nel portale per gli studenti dell’università, sotto forma di dispense o “workshop”. Ma il nostro compito non è imparare le sue lezioni: ogni settimana ci vengono assegnati dei “compiti”, esercizi che dovranno migliorare la nostra cultura ed esperienza riguardo a come fare una buona presentazione. Perciò ogni settimana dobbiamo leggere un articolo o guardare un video, tra quelli caricati da lei sul portale, che ci spiegano alcuni dei tanti metodi di presentazione e poi riassumerli nei loro punti chiave. Dopodiché commentare con il nostro parere il lavoro di uno degli altri studenti e, ogni due settimane, cercare un famoso oratore dei nostri tempi o un personaggio storico famoso per i suoi discorsi e parlare di lui e della sua tecnica di oratore. Ma il compito più importante è quello di portare ogni settimana una presentazione in Power Point da dover presentare su un argomento a nostro piacere o uno scelto dall’insegnante. Non facile, ma molto interessante e stimolante, almeno secondo me.
Una bella sfida per una persona che fino a poco tempo fa si vergognava ad entrare in un bar per chiedere di usare il bagno. Ma d’altronde cos’è l’Erasmus se non una sfida e un modo per crescere e magari migliorarsi?

Giorgia Fabbri* viterbese iscritta al III anno di Lettere all’università della Tuscia sta vivendo in Svezia quella che certamente è l’esperienza che più riesce a coniugare i due aspetti meravigliosamente e terribilmente fondamentali della vita, il viaggio e lo studio: il progetto Erasmus. Nel suo terzo articolo ci racconta la sua esperienza di studio e di vita.

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