Edoardo Stoppacciaro la voce italiana di Robb Stark

Lo abbiamo rincorso tra i suo innumerevoli impegni, non volevamo lasciarcelo scappare… Il doppiatore che ha prestato la sua voce a innumerevoli personaggi del mondo della celluloide.
Edoardo Stoppacciaro, viterbese doc, 32 anni compiuti il 6 luglio scorso, nato a Montefiascone, cresciuto nel quartiere Ellera a Viterbo, maturità Classica al Mariano Buratti, per compagni Christian Ciucciarelli, Maurizio David Sberna, Pierluigi Nazzaro per citare solo alcuni nomi.
Una passione per la recitazione iniziata precocemente ad appena 9 anni con il Teatro di Carta di Elda Martinelli, una Scuola Teatro per Bambini poi divenuta compagnia teatrale. Parte da lì l’emozione delle prime recite che Edoardo ricorda senza pensarci un attimo: “C’era una volta un quadro (di un’isola incantata)”, Alice nel Paese delle Meraviglie dove ha interpretato il Cappellaio Matto il personaggio inventato da Lewis Carroll. ”Furono le voci di Ghostbusters a farmi innamorare del doppiaggio“, ricorda..
Un sogno che cresce in linea con i suoi anni. Arriviamo al 2002 con l’iscrizione alla facoltà di Giurisprudenza a Roma ed è il salto nella capitale lontana, nei circuiti più grandi… per un giovane che viene dalla provincia, a cui pareva che quel sogno di recitazione tanto innato dovesse andare a svanire. L’inversione di rotta avviene sulla spinta della mamma che ne incoraggia l’iscrizione alla neonata Accademia di recitazione di Pino e Claudio Insegno. Fu lei a trovare l’inserzione di un’accademia di recitazione e doppiaggio gestita da Pino e Claudio Insegno, con maestri del calibro di Adalberto Maria Merli, Massimo Giuliani, Roberto Pedicini e Gianni Diotajuti. “Feci il provino d’ammissione, lo superai” evoca .
Da qui inizia l’avventura che porta Edoardo Stoppacciaro ad essere il doppiatore italiano voce di Robb Stark, tra i migliori nel nostro paese.
Chi è stato il suo maestro?

In Accademia fra le materie c’era anche doppiaggio e l’insegnante era Massimo Giuliani, direttore di Doppiaggio, ma anche un attore e dialoghista ‎che ha saputo avviarmi ad una solida preparazione in cui le conoscenze tecniche debbono congiungersi con i tempi essenzialmente ristretti, elementi indispensabili dal punto di vista recitativo, di uso della voce e di dizione. Se qualcuno di noi allievi era pronto e interessato, Massimo ci chiamava regolarmente a lavorare per la sua società.

Come ha vissuto il suo inizio in un ambiente per definizione settario e spietato
?

Quella dell’ambiente settario e spietato è una leggenda metropolitana. Ho trovato anche tante persone pronte a credere in me e ad aiutarmi. E’ stata dura come in ogni partenza, ma senz’altro meno di quanto mi avessero raccontato. Andando avanti, la forza proveniva dalla consapevolezza di vivere il doppiaggio come una grande passione, poi la strada si è fatta meno accidentata con l’interpretazione dei primi personaggi di rilievo.

Ha preso porte in faccia che l’hanno spinto a ripensarci?
Qualcuna, all’inizio. Noi “nuovi”, aspiranti ed esordienti eravamo tantissimi: arrivavamo a frotte, e non sempre i direttori di doppiaggio avevano il tempo o la forza di dire di sì a tutti. Comunque no, ripensarci mai!

Quali sono i personaggi che ha doppiato e quello che le ha dato maggiore soddisfazione.
Sicuramente Robb in “Il Trono di Spade”, ma anche il nano Ori ne “Lo Hobbit” mi hanno reso abbastanza riconoscibile. Mi ha coinvolto doppiare Cesare Borgia nella bellissima serie di Sky dedicata alla famiglia spagnola. È stato bello dare la voce al poeta John Keats in “Bright Star” di Jane Campion, ma sicuramente il personaggio al quale resto più legato, il mio primo personaggio “grosso”, è il topo Emile nel film Disney-Pixar “Ratatouille”.

Cosa vorrebbe doppiare?

Essendo io un nerd appassionato di fumetti, mi divertirebbe molto doppiare un supereroe. Chissa’..
Il doppiaggio italiano è il migliore?
È uno strumento di mediazione culturale che nasce per l’Italia, e che in Italia ha trovato la sua evoluzione tecnica e artistica più raffinata, ma c’è un’ottima tradizione di doppiaggio anche in Francia, Spagna e Germania.
Come descriverebbe la sua voce
La voce, al doppiaggio, è l’ultima cosa che conta: ci si concentra sull’aspetto recitativo. Il luogo comune vuole che nella prestazione del doppiatore sia dominante la voce. Non è così e sfatiamo un mito.

E Viterbo in tutto questo ? Continui a vivere qui … cosa ama di più della provincia, cosa la tiene stretto

La mia vita oggi è a Roma , ma la Tuscia rappresenta il mio punto fermo, vi ritrovo la mia quiete , la voglia di togliere il carico , ci torno spesso per raggiungere la mia famiglia che vive vicino a San Martino al Cimino. Quando dalla strada Cimina , verso il Lago di Vico raggiungo il tratto in cui la vegetazione fitta forma un tunnel,ecco da lì mi sento di nuovo a casa. Avverto in tutta la provincia viterbese segnali nuovi di una vivacizzazione della cultura, una stagione ricca di appuntamenti, ne sono felice .. e per ciò che può sostenere la sua crescita io sono sempre in prima linea.

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