Dal Cile a Viterbo per un gemellaggio: ma ora mi fermo qui

Tomas Rozas

Era agosto 2009, quando tornando a casa, dopo una giornata di studio, trovai una lettera a mio nome sul tavolo; guardai i miei genitori e capii che loro già sapevano tutto. C’era il timbro della mia scuola. All’epoca avevo 14 anni, vivevo in Cile e frequentavo la Scuola Italiana di Santiago. Nella lettera mi veniva proposto un gemellaggio con l’università della Tuscia, per quando mi sarei diplomato. Avrei dovuto conseguire la laurea triennale nella Tuscia e poi accedere alla laurea magistrale in un’università del Cile.

Per due notti, è stato il mio chiodo fisso: accettare o no? Tra preoccupazione e frenesia, mentre i miei genitori che invece mi dicevano: “Forza Tomas accetta. Cogli al volo questa opportunità”. Nell’arco di una settimana, mi ero già messo in contatto con un docente della Tuscia per tutte le carte e i procedimenti necessari; mi diplomai e a settembre 2012 ero in Italia. Ciò che più di tutto mi spinse a venire a studiare in Italia, fu il desiderio di scoprire le mie origini; si, perché mia nonna è italiana, per la precisione genovese. Avrei potuto così conoscere le radici della mia famiglia e soprattutto avrei potuto vivere la terra da cui mia nonna aveva avuto origine. Avrei potuto approfondire tutto ciò che alla scuola italiana in Cile avevo imparato e migliorare il mio italiano; lingua che mi ha sempre affascinata e a cui mia madre fin da piccolo mi ha avvicinato. Mi sentii fortunato per avere ricevuto quella proposta; in un certo qual senso mi sentii il prescelto. Tra gli altri miei due fratelli, io sarei stato il rappresentante dell’esperienza Italiana nella mia famiglia.

Quando mi proposero Viterbo come città universitaria per il gemellaggio, non obiettai; molti mi consigliarono di far richiesta per Roma, ma non stetti ad ascoltarli. Appena giunsi a Viterbo capii che era il posto ideale per me. Abituato alla vita frenetica di Santiago del Cile, una città moderna, piena di luci, grattacieli, movimento e rumori, Viterbo invece avrebbe potuto metter pausa a tutto ciò, permettendomi di dedicarmi a me stesso e allo studio. Ritrovarmi a diretto contatto con la natura delle campagne della Tuscia, mi fece sentire beatificato. Ora, a distanza di due anni, posso affermare che fu la scelta giusta. Ho arricchito il mio bagaglio culturale e di vita, conoscendo persone fantastiche e solari, oltre che le tradizione di questa piccola realtà. Mai avrei pensato che un giorno mi sarei trovato sul terrazzo di casa ad attendere il passaggio di una gigantesca macchina in alluminio, la Macchina di Santa Rosa. O di partecipare ad una festa di paese come quella del Sacro Fuoco di Sant’ Antonio di Bagnaia.

Una delle scelte più difficili che dovetti prendere, fu cosa studiare. La mia più grande passione fin da piccolo è stata la musica, ma parlandone con i miei genitori, capii che non mi avrebbe portato lontano, o per lo meno sarebbe stato difficile. Così decisi di sfruttare la mia abilità nel manipolare i numeri, e mi iscrissi alla facoltà di Economia. Ciò che invece, mi ha messo più alla prova durante questi due anni, è stato il dovermi organizzare a vivere da solo, senza una madre che ogni mattina ti viene a svegliare per farti arrivare a Scuola in tempo, e soprattutto ho dovuto imparare a gestire i miei soldi. Ora frequento il secondo anno di Economia e ho deciso di lasciar perdere il gemellaggio; voglio continuare a studiare a Viterbo fino alla laurea magistrale, e poi chissà, magari fare un viaggio in Gran Bretagna per migliorare l’inglese, altra lingua che mi affascina. Per ora mi gusto ciò che la mia piccola Viterbo mi offre: cibo delizioso, calma, aria pulita, scorci panoramici mozzafiato e tante belle persone, compresi i miei coinquilini. Hola Amigos!!

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