Confesercenti: 2016 ennesimo anno nero a dicembre -0,5%

Vincenzo Peparello Presidente della Confesercenti di Viterbo ed esperto di marketing urbano- condividendo l’analisi della Confesercenti nazionale e le esternazioni del Presidente nazionale Massimo Vivoli circa le necessità di interventi urgenti e strutturali per sostenere il comparto esprime forte preoccupazione per il settore delle PMI commerciali e del loro futuro in quanto prevede la scomparsa, entro 8/10 anni, di tutti gli esercizi di vicinato dai nostri centri urbani se si continuerà a permanere nell’attuale trend negativo delle vendite.
Confesercenti consegna un dato 2016 ennesimo anno nero, chiusi altri 25mila negozi indipendenti. L’analisi dell’associazione: in un anno le attività commerciali con meno di 5 addetti hanno perso un miliardo di euro di fatturato.
A dicembre 2016 l’Istat registra una flessione generalizzata delle vendite al dettaglio. Complessivamente, rispetto al mese precedente emerge un calo dello 0,5% in valore e dello 0,7% in volume. E anche il confronto con l’anno precedente vede una riduzione dello 0,2% in valore e dello 0,6% in volume. Nella media del quarto trimestre, invece, l’indice complessivo delle vendite al dettaglio segna un lieve aumento congiunturale (+0,1%) in valore e l’indice in volume registra una variazione nulla.
Nel mese delle feste natalizie, precisa l’Istituto di statistica, le vendite di beni alimentari sono diminuite dello 0,2% in valore e dello 0,7% in volume e quelle di beni non alimentari sono calate dello 0,8% sia in valore sia in volume. Su anno le vendite di prodotti alimentari sono cresciute invece dello 0,2% in valore e diminuiscono dello 0,9% in volume. Quelle di prodotti non alimentari sono state in flessione dello 0,4% in valore e 0,6% in volume.
Rispetto a dicembre 2015 l’Istat osserva un incremento del valore delle vendite per la grande distribuzione (+0,3%) e una flessione per quello delle imprese operanti su piccole superfici (-0,6%).
Il 2016 – analizza Confesercenti in una nota – è stato l’ennesimo anno nero per il commercio al dettaglio, soprattutto per i piccoli negozi. Nemmeno il Natale è riuscito ad invertire il trend delle vendite: l’effetto è stato quasi nullo, come confermano i dati relativi al mese di dicembre, in calo sia sul mese che sull’anno precedente. Intanto continua l’emorragia di imprese: tra gennaio e dicembre del 2016 hanno abbassato la serranda quasi 25 mila negozi indipendenti, 15 mila nel centro nord dello Stivale e 10 mila nel Sud e nelle Isole.

Il calo delle vendite riguarda infatti soprattutto le attività commerciali di minori dimensioni: i piccoli esercizi fino a 5 addetti fanno registrare una riduzione annua del fatturato dell’1,8%, pari a circa un miliardo di euro in meno. La GDO nel complesso registra, invece, un incremento di fatturato dello 0,5% su tutto l’anno, che però è dovuto sostanzialmente ai discount (2,0%) e specializzati (1,7%). E questo nonostante la leggera ripresa dei consumi generali, che nel 2016 dovrebbero segnare un aumento dello 1,4%. Un incremento non eccezionale, che sembra inoltre essere assorbito quasi completamente dall’aumento dell’incidenza di spese fisse e servizi sui bilanci delle famiglie.

Sui negozi fisici pesa anche l’accresciuta concorrenza dei canali digitali, certo; ma a far danni è soprattutto quella sleale, esercitata dai circa 100mila venditori abusivi e irregolari d’Italia. Il contesto in cui i negozi operano, inoltre, è sempre meno a misura di PMI: nessuna piccola attività commerciale può rimanere aperta 24/7, soprattutto in un quadro in cui la spesa delle famiglie in beni e prodotti continua a diminuire.
“C’è bisogno di un intervento mirato per sostenere il commercio tradizionale, che vive ormai da anni in uno stato di evidente crisi”, spiega il Presidente di Confesercenti Massimo Vivoli. “E’ necessario mettere in campo interventi per fermare la scomparsa delle attività commerciali nei centri urbani. A partire da un sostegno alle attività commerciali di vicinato, dall’estensione della cedolare secca alle locazioni alla riduzione dell’elevata imposizione fiscale, dall’Imu alla Tari, che grava sui negozi”.

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