Civita Castellana inaugura il futuro museo della città industriale

Un nuovo spazio espositivo pubblico legato alla memoria storica ed economica della Città della Ceramica: questo è lo spazio che il 26 maggio l’amministrazione comunale di Civita Castellana inaugurerà all’interno del centro Piazza Marcantoni. Un pomeriggio, a partire dalle 17.30, in cui verrà presentato il luogo e il suo futuro impiego come museo multimediale della ceramica industriale, ma anche un momento per riflettere sul suo passato e presente, grazie alla esposizione e alle performance realizzate con il coordinamento di Ferdinando Vaselli.
“Il luogo simbolo dell’archeologia industriale di Civita Castellana, il complesso della ex Ceramica Marcantoni, ospiterà anche un luogo pubblico destinato ad eventi culturali, ma anche in futuro al museo della ceramica industriale – ha spiegato il sindaco di Civita Castellana, Gianluca Angelelli – La realizzazione del luogo è stata possibile grazie ai fondi che la Regione Lazio ha previsto con un apposito avviso pubblico per lo sviluppo delle strutture culturali nel Lazio. Il 26 maggio lo inaugureremo con alcune performances e una esposizione e condividendo i progetti futuri su questo nuovo luogo della città”.
Lo spazio espositivo comunale, realizzato con fondi regionali, si trova all’interno del centro commerciale Piazza Marcantoni e comprende tre locali principali: uno di ingresso di circa 70 metri quadrati, uno di circa 160 metri quadrati e infine un locale di ulteriori 140 metri quadrati nel quale è stata conservata e ristrutturata la vecchia fornace dalla fabbrica Marcantoni.
“Il centro commerciale che nasce da una fabbrica porta con sé la sua memoria, non riesce a spazzarla via, l’eco della fabbrica lo sentiamo lontano e quando entriamo, quando ci addentriamo, ci rendiamo conto di esserne dentro fino al collo. Fino alla fornace, fino al cuore pulsante – spiega Ferdinando Vaselli, coordinatore dell’evento inaugurale – Per questo il percorso che proporremo agli spettatori si sviluppa in tre ambienti: il primo è l’ingresso è una sala grande in cui campeggiano due ritratti, i ritratti dell’aristocrazia operaia, due giganti della memoria realizzati dai ragazzi del Midossi. Nella seconda sala invece si arriva ad una sorta di piazza: una luce diffusa, un’agorà da cui le voci della fabbrica si confondono con i volti del tempo presente, una piazza che ricorda quella di una comunità in cui la fabbrica sembra essere solo un’eco, ma un suono sempre vivo. E così si arriva all’ultimo ambiente. Intorno alla stanza frammenti di memoria che diventano piccoli pezzi di storia fatti di scarpe, piatti, fotografie, spugne, tute da lavoro, frammenti di racconti che vanno avanti attraverso interviste legate a luoghi. In mezzo la fornace da cui esce il fantasma di un operaio appartenuto al tempo passato. Ci siamo avvalsi dell’aiuto di tante persone, il liceo Midossi, le foto di Daniele Vita, le foto di archivio concesse da Antonio Spaziano e Mario Sardi, le performance della Formazione di danza Honey, Andrea Baldoffei, il coordinamento logistico ed organizzativo di Vera Minestrella e la consulenza artistica di Emiliano Terenzi.

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