Celleno piange la scomparsa di Enrico Castellani “il padre del minimalismo”

Il pittore Enrico Castellani è morto venerdi  1 dicembre a 87 anni. Era nato nel 1930 a Castelmassa, in provincia di Rovigo, e dopo aver studiato scultura e architettura in Belgio era diventato noto in Italia negli anni Cinquanta, dove insieme a Piero Manzoni fondò la rivista Azimuth. Castellani è stato per decenni uno dei più noti artisti italiani del Novecento, e uno di quelli le cui opere erano più apprezzate e pagate. Il sito Art Tribune  ha scritto che nel 1966 l’artista statunitense Donald Judd lo definì “il padre del minimalismo”.

Così il saluto unito al ricordo del Comune di Celleno del suo abitante speciale:

“Celleno piange oggi la scomparsa Enrico Castellani, uno dei più grandi artisti italiani del Novecento,protagonista e animatore del mondo dell’arte dagli anni Sessanta, insieme a Lucio Fontana e al coetaneo Piero Manzoni.

“Noi di Celleno – dichiara il sindaco del piccolo centro della Teverina Marco Bianchi – rendiamo omaggio al nostro maestro, che ha saputo amare questo territorio prima di noi, quando venne negli anni Settanta ad acquistare, recuperare e abitare il Castello Orsini nel vecchio borgo abbandonato. E ci piace pensare che l’opera di Castellani abbia trovato ispirazione proprio nei nostri straordinari paessaggi”.

Tutta la scena internazionale oggi piange la scomparsa di questa personalità, che nella sua ricerca formale e interiore ha abbandonato pennello e colore o gli strumenti accademici e tradizionali per dedicarsi all’esplorazione della capacità di modellazione della tela, per sensibilizzare la superficie, sempre monocroma e generalmente bianca, e renderla percettibile attraverso chiodi (lui le chiamava “punte”) posizionati sopra e sotto la tela stessa nel modo più semplice, geometrico, impersonale possibile, senza modellare la superficie, ma fornendole solo dei punti di tensione. Così la tela si flette e si plasma sotto le leggi della fisica.

Quando una superficie viene anche suddivisa da una sola linea si creano dei rapporti conflittuali che danno sempre adito a una interpretazione; Castellani, in una vecchia e rara intervista per la Rai, invece sosteneva che la sua arte “fosse indiscutibile, qualcosa che è e basta”, concludendo profeticamente che “La storia dell’arte è anche ciò che facciamo noi, cioè noi siamo la storia”.

 

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