Camera di Commercio: l’export +13,8% traina l’economia della Tuscia

A dar retta ai numeri non ci sarebbe da immaginare uno scenario roseo.
Ma i numeri, si sa, fanno parte del passato e così se il rapporto Polos 2015,
cioè il referto elaborato dalla Camera di Commercio sull’economia della Tuscia nel 2015, scorre sulla falsariga degli ultimi, drammatici anni, almeno si può sperare sul futuro. Più precisamente, sempre e
soltanto sul benedetto export che fa registrare un robusto +13,8%,trainato soprattutto dalla Germania (39,4%). Certo che sul resto dellaprovincia grava ancora la cappa pesante della crisi. Dice il presidente,Domenico Merlani: “Chi continua a parlare di luce in fondo al tunnel,
a sostenere che siamo fuori dal guado, ad alimentare scenari di speranza,be’ dovrebbe finirla con questa terminologia. La verità è che se nonsiamo in caduta libera, riusciamo appena a galleggiare”. Un concetto
magari forte però evidentemente reale con il commercio in fortearretramento, con l’edilizia che in pochi anni ha perso la metà degliaddetti, con la disoccupazione ai livelli di profondo Sud, con la
ricchezza pro capite in netta stagnazione. “E dunque – sottolineaMerlani – bisogna pensare il futuro in modo diverso perché diversi sonooggi i mercati di riferimento. Come Camera di Commercio faremo del tutto
per dare una mano agli imprenditori cercando di limitare anche gli effettispesso paralizzanti della burocrazia”.
Spetta al segretario Francesco Monzillo, illustrare il quadro economico della Tuscia.
Il rapporto Polos è inquietante: la crescita del pil del 2015 rispetto all’anno precedente è stata pari al +0,8%, a fronte del +1,3% nazionale e del +1,4% regionale. L’arretramento più netto arriva
dall’agricoltura (-15,1%), dal manifatturiero (-7,6%) e dalle costruzioni (-6%). Le imprese registrate, sempre nel 2015, erano 37.668,delle quali 33.258 (88,35) attive. Agricoltura ancora in vetta con circa
11.000 aziende, poi il commercio con 7.555 e le costruzioni con 4.694.
Alla anagrafe le imprese morte sono più di quelle nate. Rispetto ai 24.000 euro pro capite degli abitanti della penisola, i viterbesi sono solo a quota 18.234. Cioè un quarto di reddito. In compenso aumentano gli impieghi bancari delle famiglie che di soldi evidentemente hanno sempre più bisogno. La disoccupazione si attesta al 13,7% con un incremento, inun solo anno, del 15,3%. E a soffrirne sono soprattutto i giovani. Anche in questo caso una drammatica conferma.
E’ sempre l’export a fare da locomotiva e a dare ossigeno alla nostra economia. Anzi, per il polo ceramico di Civita Castellana si è rivelato non soltanto un’autentica ancora di salvezza, ma addirittura
una rampa di lancio per far decollare ordinativi e fatturato e mantenere inaltereati i livelli di occupazione. In pratica, a salvare le aziende del comprensorio. In questo caso i dati sono in netta controtendenza rispetto a quelli dell’intero comparto economico della provincia come
spiega Raffaella Cerica, direttore del Centro ceramica di Civita Castellana: oltre tre milioni e mezzo di pezzi venduti nel 2015 (+6,95% rispetto all’anno precedente), più 10,1% di crescita.
Il polo civitonico conferma così anche la sua leadership in campo nazionale con il
70%. E se vi pare poco in tempo di crisi…

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