Beatrice Bella: la gallerista che ama Viterbo, la sua città

Cristiano Politini

Beatrice Bella, architetto viterbese con l’ambizione di dare nuova linfa vitale all’arte e alla cultura del territorio, tanto da trasformare la sua passione nel suo mestiere, ha lanciato Ribella Gallery, uno spazio espositivo dove è possibile ammirare opere di livello internazionale, mostre artistiche che spaziano dall’arte antica a quella contemporanea, dalla fotografia fino ad abbracciare altre scienze come l’architettura.

Iniziamo con il significato di una scelta, quella di fare l’architetto

Sono nata e cresciuta a Viterbo dove ho frequentato il liceo linguistico. Dopo una formazione prettamente umanistica, ho deciso di spostarmi su una materia più scientifica ma vicina alla mia più grande passione: l’arte. Infatti, mi sono iscritta alla facoltà di Architettura a Roma e nella Capitale ho avuto l’occasione di capire quali fossero le mie vere passioni, convertendole in ambizione per la mia carriera lavorativa.

L’arte una scoperta o una passione nascosta?

Ho vissuto l’arte in casa poiché mio padre è un collezionista e la mia tradizione familiare mi ha portato a studiare architettura. Nonostante vivessi a Roma, avevo sempre un occhio su Viterbo e, infatti, la mia tesi di laurea ha riguardato la Macchina di Santa Rosa. Una volta laureata, però, mi sono accorta di non voler fare più l’architetto ma di investire la mia formazione nell’allestimento museale.

Quando diviene una scelta intuitiva?

Amo l’arte e volevo convertire la mia passione in un lavoro. La laurea in architettura mi sta aiutando molto perché, comunque, nell’allestimento museale c’è tanto di quello che ho appreso negli anni universitari. Dopo la laurea mi sono iscritta a un Master of Art presso l’Università Luiss, completando, così, la mia formazione con un corso specialistico sull’allestimento. Ho appreso come organizzare una mostra dalla A alla Z e ho trovato definitivamente il mio mondo e ho iniziato la mia carriera professionale.

Come è stata la prima esperienza lavorativa?

Ho iniziato a lavorare a Roma con uno stage del Master che ha rappresentato una scuola di vita e una grande esperienza professionale. Ho trovato da sola una casa d’aste e ho iniziato l’approccio con il mondo del mercato dell’arte, in un contesto eclettico e creativo. Ho imparato veramente tanto in una casa d’aste piccola, ma che lavora tutt’oggi in contesti internazionali. Infatti, abbiamo organizzato aste a Londra, a Monaco e in altre città. All’interno della casa d’aste ero impegnata in più settori, occupandomi sia di grafica, sia del rapporto con l’estero, quindi, il mio background di studi superiori è stato davvero utile per l’utilizzo delle lingue straniere nelle relazioni. Dopo lo stage c’è stata la rottura con Roma, principalmente per lo stile di vita. Amo Roma come città e il suo fermento culturale è stato formativo per la mia crescita personale e professionale.

Il ritorno a Viterbo: parlare, discutere, stimolare il pensiero. Come è stato l’impatto?

Sono tornata a vivere a Viterbo per creare qualcosa di importante. A ventotto anni ho deciso di mettermi in gioco, pienamente sostenuta dai miei genitori che hanno sempre creduto in me. È una sfida: voglio contribuire alla rinascita culturale della città e vorrei coinvolgere direttamente i giovani. Noi ragazzi possiamo far crescere Viterbo ed è con questo intento che nasce RiBella Gallery. A Viterbo non abbiamo gallerie d’arte e uno degli intenti primari è quello di dare opportunità a quelle persone che per trovare uno spunto culturale si devono spostare in altre città. L’idea di RiBella è quella di proporre stimoli continui, mostre sempre diverse e innovative, spaziando tra l’arte, la fotografia, coinvolgendo altre scienze.

A Viterbo cosa serve per accrescere l’interesse per l’arte?

Sono convinta che i punti cardine siano due: l’interesse per i giovani e la collaborazione. Viterbo è una città universitaria che ha una grande tradizione per i Beni Culturali ma non porta stimoli ai ragazzi. La Galleria vuole offrire uno spazio quasi educativo per arricchire e formare le coscienze dei giovani. Inoltre, abbiamo intenzione di stringere rapporti con altre iniziative della Tuscia. La collaborazione è vitale e credo fermamente che insieme si possa vincere la sfida culturale e rendere Viterbo una cittadina vibrante e intellettualmente attiva.

L’esperienza di gallerista  ha rafforzato il suo rapporto con la città?

Amo Viterbo e il mio territorio di origine. Sono tornata a vivere qui dopo molti anni proprio perché la Tuscia è una terra ricchissima con caratteristiche uniche. Viterbo è una città meravigliosa e ogni paese della provincia ha una peculiarità distintiva da valorizzare. RiBella vuole essere uno stimolo, un punto di incontro per i giovani e la loro cultura, un’attrazione e un punto di forza della nostra città. RiBella viene da un’intuizione di mio padre. Il suo nome è Riccardo Bella, ci piaceva creare un gioco di parole per lanciare una provocazione alla città.

 

 

 

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