Barbara Frale: dai segreti della Tuscia all’Archivio Segreto Vaticano

barbara frale

La storia non è solo una fredda registrazione di delitti, follie e sventure dell’umanità. Quella narrata da Barbara Frale è un’immersione in un passato vivo e colorato come un caleidoscopio: voci e suoni, colori  e profumi  prendono vita dalle pagine di antichi testi. “I documenti su cui lavoro giornalmente riguardano la vita concreta, quotidiana delle grandi personalità del passato” esordisce Barbara, bella ed estroversa. “E’ affascinante scoprire come questi personaggi, al di là della loro differente forma mentale,  abbiano dei tratti sorprendentemente simili a noi. Le dinamiche di fondo dell’uomo sono sempre le stesse”. Barbara Frale, viterbese di nascita, storica e scrittrice affermata, vive a Orte, in provincia di Viterbo, e lavora a Roma presso l’Archivio Segreto Vaticano. L’oggetto della sua analisi è la mole sterminata di documenti che vi si conservano, la maggior parte dei quali ancora sconosciuta.

Barbara Frale inizia presto a far parlare di sé, quando diventa la prima laureata in Italia alla facoltà di Beni Culturali dell’Università della Tuscia di Viterbo. “All’inizio volevo fare l’egittologa. Ma all’università ho scoperto storia medioevale e me ne sono innamorata”. La tesi di laurea è dedicata al suo paese, Orte, per la quale Barbara analizza e passa in rassegna ben 7000 documenti notarili del 1300. Un lavoro che dà origine al suo primo libro, “La città sul fiume”.

“La Orte del XIV secolo era famosa per le sue concerie nonché per essere snodo importante dei trasporti sul Tevere, per le merci e per le persone dirette a Roma. Un’importanza che potrebbe a buon diritto vantare anche oggi, con le ferrovie e l’autostrada. Invece Orte ha un ruolo marginale, e purtroppo si sta spopolando”. Nella sua tesi, Barbara ricostruisce anche e soprattutto stili di vita, economia, usi e costumi della cittadina di allora. “Ricordo che ero affascinata dalla composizione degli antichi corredi delle spose, biancheria e utensileria da cucina, e da come questi corredi fossero più o meno corposi a seconda della classe sociale della ragazza”. Dopo la laurea la Frale si specializza in Paleografia, Diplomatica e Archivistica. Nel 2000 consegue il dottorato di ricerca alla Cà Foscari di Venezia, e per la tesi si avvicina ai Templari. Un mondo che l’affascina al punto da farle scrivere diversi libri sull’argomento, incentrati sulla riabilitazione storica di questo antico e nobile ordine, e soprattutto sull’infondatezza delle accuse di eresia a suo tempo mossegli.

Leggendo  Barbara Frale, si nota una tensione di fondo che percorre la maggior parte delle sue opere.  Come se la sua grande preparazione culturale, la sua metodologia, unita all’intelligenza e alla curiosità, la spingano a indagare a fondo e senza sconti nella storia per poter fornire, di un fatto o di un personaggio, un realistico ritratto di luci e di ombre.  Nel suo ultimo libro ad esempio, “La guerra di Francesco”, la Frale ci fornisce un ritratto inedito del giovane san Francesco, prima del suo incontro con il Vangelo. Un ragazzo ben diverso dall’immagine iconografica ed edulcorata a cui siamo abituati: ricco, ambizioso e dedito ai divertimenti, perfettamente inserito nella società medioevale di allora, della quale viene fornito un accurato spaccato. Un ritratto fedele alla realtà, senza schemi preconfezionati, che ce lo rende più umano e più autentico.

Chiediamo a Barbara Frale quali siano i suoi prossimi progetti. “Sto lavorando al periodo che va dal febbraio del 1300, quando avvenne il primo Giubileo della storia, alla morte dell’ultimo Maestro dei Templari, Jacques de Molay. Quindici anni densi di avvenimenti nel corso dei quali furono gettate le basi dell’Europa moderna, e in cui fra l’altro Dante scrisse la Divina Commedia”.

Un vero e proprio passaggio epocale che Barbara racconterà con la consueta e maniacale cura dei particolari, in un romanzo in cui sarà un personaggio storico reale ad indagare su misteri affascinanti. “Sarà divertente scrivere di un mondo in cui, dietro ad un bigottismo di facciata, esisteva in realtà un’allegra condotta di vita. Le generazioni passate, anche quelle immediatamente precedenti a noi, si muovevano con discrezione entro i paletti di severi dettami cattolici, salvando le apparenze. Oggi siamo più liberi, e forse proprio per questo, enormemente disorientati”.

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