BABYFORUM/l’asilo nido: inserimento o ambientamento

Quanto tempo impiegate per inserire mio figlio al nido?
Ma perché dovrebbe piangere? il mio-la mia, non piangerà..
Possiamo solo fare una prova?
Queste sono le domande alle quali ci ritroviamo spesso a rispondere ai genitori che decidono di iscrivere il proprio figlio o figlia all’asilo nido; proveremo in questo piccolo spazio a dare delle risposte raccontando anche l’evoluzione che nel tempo si è sviluppata in questo processo.
Nel precedente articolo si parlava dell’importanza della cura e dell’accoglienza, valutando il riconoscimento del genitore nel renderlo parte attiva in una prima fase di conoscenza di un luogo-altro, appunto differente dalla famiglia, nel quale poter lasciare il“sentimento piu prezioso”, un figlio o una figlia.
Dagli ultimi studi di psicopedagogia dell’infanzia si è notata una maggiore consapevolezza sul ruolo del nido a proposito delle proprie potenzialità̀ educative. Per l’esperienza iniziale del bambino, alla nascita dei nidi, si utilizzava il termine “inserimento” e si guardava prevalentemente al ruolo dell’adulto nel favorire l’ingresso del bambino nel nido; inizialmente quest’ultimo veniva considerato come un servizio unicamente assistenziale, in questo contesto lo studio dell’inserimento del bambino era strettamente connesso ai diffusi timori sul presunto “trauma da separazione” dalla madre o “deprivazione di cure materne” enfatizzato da testi estremizzati della teoria dell’attaccamento, e da diffidenze generiche nei confronti degli asili nido.
Oggi l’equipe di lavoro si impegna per creare una vera connessione asilo-famiglia e questo permette di valorizzare le varie potenzialità di sviluppo, sottolineando come la relazione tra madre e bambino sia essa stessa da acquisire in una prospettiva di sistema e che si modifica insieme ad un ambiente con attori, di diverso genere. Siamo convinti che il bambino sia in grado di stabilire molteplici rapporti interpersonali, importanti sia dal punto di vista dello sviluppo sociale che emotivo e ciò crea una nuova immagine di bambino, definito “competente” in virtù delle sue precoci potenzialità̀ di apprendimento ed è per questo motivo che non si chiamerà più inserimento ma “ambientamento”. Sarà l’educatrice che si prenderà cura individualmente del bambino fin dall’ingresso al nido e verrà considerata per lui come la “figura di riferimento”. Prima ancora che questo avvenga, la coordinatrice entra in relazione con i suoi genitori e crea un piccolo cerchio di relazione armonica tra adulti, genitore-coordinatrice-educatrice, cosi da diffondere un unico intento portando armonia nel bambino. Un’altra valutazione che è stata fatta nel tempo, scaturita dalle esperienze, è che il bambino, quando inizia a frequentare il nido, entra in relazione con l’educatrice ma anche con altri elementi significativi del progetto educativo del nido: routine, ambiente, esperienze, gruppo dei pari ecc. quindi che la “relazione di riferimento” si trasforma in: “sistema di riferimento”.
Nelle settimane iniziali verranno accolti il bambino ed i suoi genitori, ma verranno anche riconosciute le competenze conoscitive e relazionali della famiglia, in modo da facilitare il passaggio da una situazione di un adulto ansioso che vuole tenere il controllo della relazione con il proprio figlio o figlia, ad una situazione di fiducia reciproca creata attraverso l’autenticità del processo quotidiano che nella fase dell’ambientamento ogni mamma o papa potrà viversi con il proprio figlio e l’equipe educativa.
Spesso chiediamo alle famiglie una partecipazione attiva perché crediamo sia essenziale nell’ambito delle attività del nido in quanto siamo davvero convinti che esso possa divenire un utile contesto di educazione familiare, dove le figure educative possano rassicurare i genitori nel loro impegno con i figli, considerando che è sempre più presente un vissuto nell’isolamento del proprio nucleo familiare.

È evidente, quindi come il nido e, in generale, i servizi per l’infanzia siano utili non solo per i bambini e lo sviluppo della loro personalità, ma anche per i genitori ed il miglioramento delle loro competenze genitoriali.
Vorrei concludere rispondendo alle domande iniziali, anche se spero che gli argomenti trattati possano da soli aver delucidato le curiosità di genitori e chiunque sia interessato all’argomento.
Il tempo di un ambientamento non lo definiamo noi educatrici ma tutte le relazioni che si creano nel processo. Piangere per un bambino è assolutamente naturale in quanto stiamo insegnando ai nostri figli la separazione, ma quella sana, chiara e autentica senza nascondigli e sensi di colpa frustanti che i genitori spesso provano nella separazione. Mi resta infine estremamente difficile solo immaginare di poter “fare una prova” dopo aver accuratamente esplicitato il senso dell’ambientamento … le relazioni si basano su sentimenti e si creano attimo dopo attimo con un processo di evoluzione costante attraverso la cura e l’accoglienza dell’individuo che ne ha più bisogno. Dovrete cercare di trasmettere la massima serenità e fiducia: più voi avrete fiducia nell’ambiente e nelle educatrici, più il vostro bimbo si sentirà sicuro in un posto sicuro.

*Educatrice e Formatrice
www.bottegadeitalentiviterbo.it
PROSSIMO APPUNTAMENTO: 13 Aprile

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