BABYFORUM/l’asilo nido: cura accoglienza e non solo

“L’asilo nido è un servizio sociale che mira a garantire un efficace intervento nel momento educativo-formativo del bambino, per lo sviluppo armonico della sua personalità, favorendo nello stesso tempo un processo di socializzazione che coinvolga le famiglie, gli educatori e la comunità locale”.
L.R. 1973 (normativa sull’asilo nido)

Partendo da questa idea di base, vorrei aggiungere l’importanza che possono avere due fattori, a mio parere determinanti, nell’ambiente nido: la cura e l’accoglienza nei confronti dei bambini, dei genitori e, da non sottovalutare, del gruppo educativo.
Sviluppando il concetto di accoglienza, mi sembra fondamentale essere di aiuto a un genitore che per la prima volta oltrepassa la soglia di un nido. L’ingresso avviene attraverso un colloquio conoscitivo dove la coordinatrice instaura una relazione empatica per cercare di conoscere e capire quali siano le aspettative ed i bisogni che ha il genitore e verificare quali siano le possibilità che l’asilo può offrire. Si entra cosi in una dimensione di dialogo reciproco dove l’autenticità nel rapporto è estremamente importante.
Il genitore va messo al corrente delle varie fasi che si percorrono in un asilo nido: dall’ambientamento alla relazione con l’educatrice sino ad arrivare al rapporto del gruppo dei pari. Nella fase dell’ambientamento il genitore va rassicurato e reso partecipe degli sviluppi senza dare false aspettative o grandi convinzioni, in quanto da educatori sappiamo bene le differenze che esistono tra le mamme ed i papà e tra i bambini e le bambine.
Ci sembra importante sottolineare, in virtù del rispetto delle diversità umane, quanto ogni fase di questo processo va mutata secondo le esigenze. In questo quadro inizia quel processo di accoglienza che dura tutto il periodo di permanenza del bambino o la bambina e che sarà rivolta sia a lui o lei che alla famiglia.
Il secondo concetto, altrettanto importante, è quello di cura e lo potremmo definire un vero e proprio atteggiamento mentale, un modo di essere in un’unica visione completa del pensare; quando si parla di cura si argomenta l’educazione, poiché è insito in essa.
La cura è una modalità di contatto e può essere visiva, di vicinanza e di relazione. Presuppone un giusto tono di voce ed anche delicatezza nei movimenti da parte dell’educatrice la quale deve inoltre essere attenta alla persona (genitore o figlio) che ha di fronte avendone rispetto.
L’adulto che educa deve essere consapevole di sé e delle sue emozioni; il rispetto, la reciprocità, l’attenzione nei gesti, l’osservazione del bambino, il tono della voce che cambia secondo l’intenzione, tutto dovrà rispettare i tempi e la reazione del piccolo.
Stare accanto al bambino è diverso dal “far fare”, stare con lui significa restituire riconoscimenti e dare importanza ai suoi interessi, dando valore alle sue azioni, al suo pensiero, cogliendo il senso di ogni suo piccolo gesto.
La mancanza di saper stare con il bambino genera ansia, fretta, preoccupazione di vedere un risultato concreto non preoccupandosi delle sue azioni e dei suoi gesti.
Quando un’educatrice si trova in un momento “vuoto” della sua giornata e sta osservando i bambini che giocano senza intervenire, si sta comunque prendendo cura di loro poiché sostiene il senso del gioco e ne rispetta la sua strutturalità.
Rispettare ed attendere sono alla base della cura.
I bambini vivono nel presente, quindi stare con loro significa cogliere, capire, sollecitare, stimolare, senza tradire il loro itinerario, consolidando la loro modalità di apprendimento; bisogna perciò rendere riconoscimento a ciò che fanno, in quanto il bambino cresce solo quando riesce a fare ciò che vuole fare e come lo vuole fare.
Da educatrici ed educatori siamo fortemente convinti che il successo per la nostra crescita stia nel prenderci cura di noi stessi in un principio olistico e tutto ciò lo ritroveremo in quel che riguarda il bambino nella sua interezza.
Vorremmo concludere con una riflessione un pò provocatoria… ma più semplicemente con una domanda: perché questi concetti cosi essenziali in un rapporto di educazione non possono essere elargiti alle scuole di infanzia, alle scuole primarie o a quelle secondarie?

Troppo spesso sottovalutiamo il potere di un tocco, un sorriso, una parola gentile, un orecchio in ascolto, un complimento sincero, o il più piccolo atto di cura, che hanno tutti il potenziale per trasformare una vita intorno”.
(Leo Buscaglia)

*Educatrice e Formatrice
www.bottegadeitalentiviterbo.it

PROSSIMO APPUNTAMENTO: 22- marzo

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