Anna Matteucci: All Good Things Must Come to an End

All Good Things Must Come to an End: How have four months come and gone so quickly? It feels like just last week I was walking through the Viterbo walls realizing I had nally made this dream a reality. I’ve come to know my favorite pizzeria, market, cafe, and all the other shops close by. I was welcomed, accepted, and made a friend by so many with or without the language barrier. Locals here have made this visit wonderful, allowing me to acclimate to the entirely new culture. Welcoming a strange American girl who is terrible at charades couldn’t have been easy, but without them my Italian would still be horrendous. I know it’s time for me to leave, to resume the college education I basically paused while on my Italian adventure. Honestly, I could hardly call cooking class strenuous when compared to my political science studies in Idaho. Beyond my loving family and boyfriend, the familiarity of home calls me back. I’ll miss so many aspects of life here, and wonder how I ever got on before without a morning cappuccino. My feet will no longer feel every cobblestone of the street as I walk, and cars will no longer drive alongside me on my trek to class. Of course I craved some of the comforts of home along with the traditions I missed over the holiday season, but I know I’ll long for the Italian version once I’m back in the U.S., a reverse culture of sorts. How could anyone dislike panettone? Viterbo has left an imprint on me, and I will always have a piece of me here sitting on the steps to the popes palace as I so often did. Never again will I say my last name improperly, or dare think of Alfredo sauce as Italian cuisine. Thank you to the Italians who made this strange place my home, I will never forget your kindness. ow is, ciao Viterbo, I know I will see you again

*American student USAC in Viterbo

“Tutte le belle cose prima o poi finiscono.
Come possono essere trascorsi quattro mesi così velocemente? Sembra la scorsa settimana che, attraversando la mura di Viterbo, capivo che il mio sogno era diventato realtà. La mia pizzeria preferita, il mercato, il caffè e tutti gli altri negozi così vicini a me. Sono stata accolta, accettata e considerata amica da così tante persone al di là della barriera linguistica.
Tutti hanno reso questo soggiorno incantevole, permettendomi di approcciare bene a una nuova cultura. Accogliere una ragazza americana incapace a fare sciarade poteva non essere facile, ma senza loro il mio italiano sarebbe ancora orribile.
So che è tempo di partire, di riprendere il percorso universitario sospeso durante la mia avventura italiana. Onestamente non potrei definire faticoso il corso di cucina se paragonato ai miei studi di scienze politiche nell’Idaho. Inoltre la mia adorata famiglia, il mio fidanzato e il piacere della mia casa mi richiamano.
Mi mancheranno tanti aspetti della vita qui e già mi chiedo come farò senza il cappuccino del mattino. I miei piedi non sentiranno più ogni singolo ciottolo delle strade mentre cammino e la macchine non mi sfioreranno più nel tragitto verso la scuola. Ovviamente avevo nostalgia di alcune piacevolezze di casa con le tradizioni che avevo perso durante il periodo di vacanza, ma so anche che avrò voglia dei piaceri italiani quando ritornerò negli Stati Uniti, abitudini completamente diverse. Ma ci può essere qualcuno cui non piaccia il panettone?
Viterbo mi ha segnata e ci sarà sempre una parte di me seduta sui gradini del Palazzo dei Papi come spesso accadeva. Mai più dirò il mio cognome in modo non corretto o oserò pensare alla salsa all’Alfredo come cucina italiana. Grazie agli Italiani che hanno trasformato questo luogo particolare nella mia casa, non dimenticherò mai la vostra gentilezza. Tutto quello che posso dire ora è ciao Viterbo, so che ci rivedremo.”

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