Anna Lodeserto: per i giovani un futuro integrato e transnazionale

Anna Lodeserto giovane trentaseienne romana,una preparazione di alto livello in ambito internazionale, nella Tuscia ci arriva veloce ogni giorno con il mezzo più lento, le linee del Cotral che le consentono però di raggiungere tutti gli otto comuni nella rete del progetto Informa Giovani 8+ di cui è coordinatrice: Barbarano Romano, Bassano Romano, Blera, Capranica, Caprarola, Oriolo Romano, Ronciglione e Sutri, ormai li conosce meglio di un viterbese che ci è vissuto…

Da dove cominciamo? Dall’inizio di una cammino che l’ha portata sino qui
La mia storia di interazione e sviluppo delle connessioni tra locale e internazionale inizia da molto lontano. Tanto per cominciare, ho preso il microfono in mano per la prima volta all’età di nove anni quando avevo il compito di portare i fiori e ringraziare i maestri delle orchestre che suonavano nei paesi. Da lì la naturale propensione agli eventi che si estendessero nelle piazze, soprattutto attraverso la percezione culturale diretta, per le strade e nella aule di formazione così come nelle stanze decisionali che aprissero le porte ai cittadini. Da lì, la mia esperienza costruita con fatica e tanti costi e il mio luogo più importante, dei tanti che amo e che vivo fino in fondo come quelli odierni: Mantova e il suo, il nostro, Festivaletteratura  che quest’anno compie 20 anni intensi e coraggiosi . Tra il lungolago e le mura del Castello di San Giorgio c’è ancora tutta l’emozione, tutta la sperimentazione, il rodaggio il lavoro intenso e assiduo, spesso completamente volontario (come nel caso del Comitato e dell’Associazione che organizzano il festival con 800 volontari da tutta Europa) mettendo sempre al centro Cultura, partecipazione giovanile e valorizzazione del territorio si può non solo ripartire, ma diventare collettivamente un punto di riferimento per il mondo intero ed essere riconosciuti grandissimi anche partendo dal piccolo e spesso nel dubbio generale. Il festival è stato il mio filo conduttore in un cammino tortuoso costellato di esperienze spesso diverse dettate dalla necessità di lavorare con le difficoltà di mantenere insieme pezzi di vita differenti, tutelandone la coerenza.

Dopo tanta fatica arrivano i primi risultati…
Da quattro anni sono responsabile di luogo e lo scorso anno sono tornata insieme ai miei piccoli “Campioni del Castello” con questo ruolo nella piazza del mio cuore e del mio cervello, Piazza Castello gioiello dei Gonzaga e regno culturale di Isabella d’Este, dove mi attende puntuale a settembre una straordinaria squadra di giovanissimi volontari culturali con la quale siamo cresciuti, insieme e a vicenda, e che come spesso ricordo è “cresciuta a calciatori e ministri”, a colpi di premi Nobel e di Live-Twitting in molteplici lingue e che costituisce ogni giorno la mia fonte di ispirazione in tutto il lavoro che mi sto impegnando a costruire dal basso a livello di politiche giovanili così come in qualsiasi progettualità per il mondo che vorremmo, quel mondo per il quale loro sono già prontissimi e non è ancora così avanzato come meriterebbero. Qualche anno fa uno dei loro genitori mi disse “Signorina noi siamo molto contenti delle esperienze che i ragazzi fanno qui al Festival, ma la prego non li porti tutti via perché qui poi non resta più nessuno.” Sull’invito di quel genitore consapevole io rifletto ogni giorno: non voglio che luoghi come Mantova, come Caprarola, come Pagani (comune del salernitano dove ho lavorato lo scorso anno) e come tutti gli altri piccoli e ricchissimi luoghi tesori del nostro Paese nei quali ho avuto l’opportunità di spostarmi in questi anni, “non resti più nessuno” che potranno valorizzarsi solo con la loro validissima gioventù che in quei luoghi è nata e che potrà andare altrove, possibilmente per tornare, per costruire possibilità coerenti con i propri desideri.

Nella sua riflessione si affaccia la sua storia che abbraccia le diverse culture…
Dopo oltre dieci anni nel settore privato e circa quaranta impieghi diversi dalla cameriera al direttore generale, negli ultimi sette anni ho lavorato in organizzazioni della società civile e vissuto per motivi di studio e di lavoro in quattro paesi europei, coordinando e gestendo progetti ed eventi in oltre venti paesi, anche extra-europei. Negli ultimi due anni, grazie al progetto delle Carovane Transeuropee o la “campagna transeuropea senza i politici”  come è stata definita anche sui media, è stato possibile dimostrare che transnazionale e locale possono non solo convivere, ma debbano farlo e anche urgentemente poiché il vuoto da colmare è enorme e il riscontro della cittadinanza ancora di più.

L’esperienza di oggi, la gestione della cosa pubblica che tipo di limiti determina?
La partecipazione senza aver pieni poteri di gestione, spesso come microbi, non meno pericolosi e generatori di cambiamenti determinanti, richiede ancor più fatica, ancor più lavoro, ancor più motivazione e non da meno passione. È parte di quello che sto vivendo oggi.

E’ di fatto molto giovane per aver vissuto esperienze così importanti.. Dove si indirizza la sua scelta?
Alla fine del 2014, mentre stavo concludendo il mio ultimo progetto a Bruxelles, mi sono seduta a tavolino per studiare la maniera più efficace per recuperare la mia strada più vera, tornare a crescere, e cambiare quello che non era più sufficiente nella mia vita senza cambiare me stessa. È stato quello il momento in cui mi sono aggrappata a tutte le conoscenze che avevo appreso e maturato nei venti anni precedenti, e forse ancora prima, e valorizzarle fino in fondo, anche oltre quei limiti che mi sembrava i colloqui di lavoro e lo stesso CV continuassero a racchiudere, e a metterle a sistema.

Ci spieghi meglio..
Ho sviluppato un sistema di ricerca – che quando lo descrivo viene spesso riassunto come app. ma non lo è ancora – semantica per rintracciare i bandi non pubblicizzati partendo dal dato di fatto che i concorsi non sono promossi o diffusi in modo non conforme ed automaticamente esclude quei partecipanti esterni che potrebbero apportare competenze, scambio di esperienze e diversificazione che costituiscono la base imprescindibile di qualsiasi percorso di sviluppo. Per realizzare questo piccolo strumento mi sono avvalsa di tutto quello che avevo appreso in uno degli impieghi che apparentemente sembrava il più incoerente e forzato, in una web agency guidata da Claudia Lanza una super manager. Grazie a quel sistema ho rinvenuto in meno di sei settimane 420 bandi soltanto tra quelli coerenti con il mio profili o perlomeno ai quali potessi partecipare, e partecipato negli otto mesi successivi a 87 procedure concorsuali di ogni tipo, dai concorsi veri e propri, alle selezioni pubbliche per incarichi di breve periodo, fino alle semplici short list per esperti. Molti di questi erano per posti ‘già assegnati’, come la storia insegna, altri lo sembravano ma ho partecipato lo stesso, altri sembrano semplicemente inaccessibili e ho guadagnato seconde, terze e quarte posizioni purtroppo insufficienti per garantire il relativo contratto.
A metà percorso ho conquistato il “primo primo posto”, nella Tuscia, per una rete di otto comuni contando esclusivamente sulle mie capacità, colloqui in quattro delle sette lingue straniere da me studiate (inglese, francese, spagnolo e tedesco). Sono arrivata proprio prima con tanto di graduatoria pubblica.

Com’è stato il suo arrivo nella Tuscia?
Sono arrivata davanti a un Palazzo Farnese che ricordavo solo in qualche gita d’infanzia per la prima volta di quest’altra vita nuova il 20 aprile dello scorso anno e ho pianto. Ho scoperto con gioia che oltre allo storico palazzo esisteva addirittura un Palazzo della Cultura con vista proprio sulla dimora farnesiana, con sale attrezzate e aule tutte da vivere e da abitare. Ho iniziato a vedere immediatamente tutto quello che in questi splendidi paesi talvolta vittime di quello stesso spopolamento che sto cercando di scongiurare ripartendo proprio da me stessa e devolvendo anche otto ore al giorno sui mezzi pubblici solo per poterli raggiungere si potrebbe tornare a realizzare, un po’ come a Mantova, un po’ come intorno alle autostrade mai terminate che avevo percorso pochi mesi prima con le carovane transeuropee, come in quelle periferie deprivate dai colori, un po’ come proprio qui e ora.

Un grande evento il 5 febbraio ha dato prova concreta del suo lavoro…
Il 5 febbraio di quest’anno ho dato forma a quella visione e a quell’impegno in occasione dell’evento “Patrimonio culturale e nuove generazioni tra locale e globale”,  e il Palazzo della Cultura era pieno di studenti che partecipavano ai “World Café”, una metodologia partecipativa di costruzione di proposte dal basso a livello collettivo attraverso la quale i cittadini, giovani e meno giovani, possono contribuire alla costruzione di percorsi di cambiamento con le proprie idee ed esperienze contestualizzate poi in un sistema di fattibilità. Si tratta di una metodologia dinamica e molto antica che è stata riabilitata negli ultimi decenni e alla quale si fa oggi ricorso anche nelle istituzioni a livello europeo e oltre. Ospiti internazionali, tra cui la direttrice dell’Agenzia europea di informazione e consulenza per i giovani (ERYICA) giunta dal Lussemburgo, parlamentari, funzionari regionali e soprattutto i sindaci e i giovani assessori degli otto comuni che hanno preso parte attiva ai tavoli. Accanto a me, nella conduzione dell’evento, quasi per ironia della sorte e della lungimiranza, un altro internazionalista e proprio tra i padroni di casa: l’Assessore alla Cultura, agli Affari Europei e alle Politiche Giovanili Simone Olmati. Ulteriore dimostrazione di quando e quanto transnazionale e globale, temutissimi “expat” (come vengono definiti coloro che provengono da fuori come se non fossi tutti null’altro che migranti accanto ad altri migranti) e indigeni che hanno girato il mondo e vorrebbero girarlo ancora tanto perché il tempo è poco e i luoghi in cui fare sul serio ancora troppi, come il caso dell’assessore in questione, possono portare risultati inattesi e spesso generare stupore.

L’attività di servizio e sportello avvicina i giovani dei luoghi più remoti..

La solitudine dei giovani che ci circondano e spesso vivono in aree rurali non servite dai mezzi di trasporto né dalle tecnologie è drammaticamente profonda e spesso fautrice di quelle situazioni di disoccupazione e di abbandono scolastico che stiamo cercando di colmare e di superare. Questo, prima di tutto, affinché quei giovani possano inserirsi e realizzarsi e non restare emarginati neanche nel breve periodo. Per far questo siamo partiti e sono ripartita proprio dagli eventi e da un’attività di servizio pubblico a sportello dedicata, professionale e quanto più possibile completa e personalizzata. In questi sei mesi sono stati realizzati oltre venti eventi con ampia partecipazione di pubblico, sia locale sia internazionale, e una risonanza sui media – incluse testate transnazionali come EurActiv – mai sperimentata in precedenza da questi otto comuni insieme.

Un lavoro che ha generato consensi nei territori coinvolti?
Non sempre il consenso è unanime, com’era naturale attendersi. Tutto questo genera lavoro. Tanto lavoro. La mia presenza ne arreca in prima persona per me, ma senza escludere le persone che mi circondano, in una quantità industriale e questo è stato uno dei primi esiti totalmente inattesi che ogni degna analisi dei rischi e previsione economica minima deve mettere in cantiere. Così come ogni investimento umano come quello che io sto facendo in prima persona.

I giovani come hanno risposto?
Ampio riconoscimento e adesione, proprio dai beneficiari dell’InformaGiovani. Da qui alla strada della sostenibilità e a scongiurare il rischio di una repentina regressione il percorso è ancora molto lungo e si estende sicuramente al di là degli sforzi degli 8 piccoli comuni di poco più di 5.000 abitanti nel caso dei più grandi. Questa una delle ragioni, delle necessità e delle volontà per le quali lavoriamo con tanti pari in giro per l’Italia e per l’Europa, siamo entrati sin dall’inizio a far parte di reti specifiche come Euroguidance  presso l’Agenzia Nazionale Erasmus+ ISFOL, lavoriamo con oltre duecento partner tra organizzazioni regionali, nazionali e internazionali pubbliche e private, siamo stati invitati come unico rappresentante italiano al seminario internazionale sulle politiche giovanili e l’informazione di qualità organizzato dal Consiglio d’Europa a Tbilisi lo scorso mese di dicembre e abbiamo potuto contare sin dall’inizio sul riconoscimento di numerosi europarlamentari.
I nostri primi beneficiari sono già partiti per esperienze qualificate in altri paesi europei di studio e lavoro grazie al programma europeo del quale ci avvaliamo maggiormente poiché principale risorsa per i NEET ovvero lo SVE, il Servizio Volontario Europeo, che proprio quest’anno ha festeggiato il suo ventesimo compleanno e che grazie alle narrazioni online dei giovani che vedono una coinvolgente partecipazione delle loro famiglie, in precedenza vittime del divario digitale, partiti proprio dalla Tuscia attraverso un metodo di preparazione specifica che abbiamo collaudato negli ultimi tre mesi permette ai loro coetanei di aprire quella finestra sul e sperimentarne tutte le angolazioni nelle quali può spalancarsi, anche per tornare verso casa propria, in un percorso collettivo di crescita e sviluppo che riparta dalla ricchezza dei territori, dal loro dialogo, dalla centralità dell’individuo.

Le tappe della dottoressa Anna Lodeserto si estenderanno lunedì 14 marzo nel suo luogo di origine, Roma, con l’InformaGiovani8+ arriverà nel moderno centro servizi polifunzionale per il lavoro, l’orientamento e la formazione professionale “Porta Futuro” in occasione del seminario “Cittadinanza attiva e Servizio Volontario Europeo
organizzato da Lazio Innova / Europe Direct Lazio condurrà nell’ambito delle iniziative ufficiali legate alle mostre itineranti «L’Italia in Europa – l’Europa in Italia» e «La cittadinanza in Europa dall’antichità a oggi» promosse dal Dipartimento Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

[pp_gallery gallery_id=”45368″ width=”500″ height=”300″] Foto di Francesco Antonio Caratù.

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