Anche nel Lazio riaprono le stalle

“Anche a Roma, dopo Firenze, apriremo le stalle ai cittadini e alle scolaresche. Non abbiamo nulla da nascondere. Già oggi chi volesse può venire nei nostri allevamenti, che sono i più sicuri e controllati d’Europa. Significherà pure qualcosa se i veterinari della provincia romana sono tanti quanti quelli del Belgio intero”. Claudio Destro, vicepresidente dell’Associazione italiana allevatori (Aia) e direttore generale della Maccarese spa, la più grande azienda zootecnica del paese, rivendica i primati della zootecnia italiana aprendo i lavori del convegno promosso a Roma da Aia sulla nuova figura dell’allevatore tra etica e salute. “Carne e latte dei nostri allevamenti sono sicuri perché in azienda prestiamo la massima attenzione al benessere animale e alla vivibilità degli ambienti e perché – ha aggiunto il presidente Aia, Roberto Nocentini – le nostre produzioni, grazie al costante miglioramento genetico e al rigido controllo di filiera, sono inserite in un sistema di tracciabilità e rintracciabilità che verifica ciascuno dei passaggi del percorso dalla stalla alla tavola”. Nell’ultimo decennio gli allevatori, per garantire gli attuali standard di sicurezza alimentare dei prodotti zootecnici, hanno adottato pratiche sempre più incisive nella tutela della biodiversità, più attente alla sostenibilità ambientale e alla salute dei consumatori col progressivo abbattimento dei trattamenti chimici e antibiotici. Gli allevamenti italiani sono sottoposti ogni anno a una media di 750.000 controlli dei dipartimenti di prevenzione veterinaria in materia di benessere animale e sicurezza alimentare, ai quali si aggiungono i 50.000 al giorno dei 2.000 ispettori di Aia. “La prima garanzia di genuinità è quella che viene dagli stessi allevatori. Se non operassero secondo etica e responsabilità – ha rilevato Umberto Agrimi, direttore del dipartimento di veterinaria dell’Istituto superiore di sanità – il sistema del controllo pubblico non basterebbe da solo ad assicurare integrità e salubrità delle produzioni in stalla”. Ma sicurezza e affidabilità vanno anche comunicate all’opinione pubblica, perché ancora adesso “sono pochi – ha aggiunto Giuseppe Blasi, capo dipartimento delle politiche europee e di sviluppo rurale del Mipaaf – i consumatori consapevoli dell’obbligo, a carico dei produttori, della indicazione in etichetta della provenienza della carne”. Obbligatorietà che adesso, grazie all’azione sindacale di Coldiretti – al convegno era presente Aldo Mattia, direttore della federazione del Lazio – è stata estesa anche al latte e ai formaggi. I controlli sanitari, i disciplinari di produzione e le certificazioni di filiera sono così penetranti che oggi “non possiamo più accettare – ha concluso Nocentini – il luogo comune per cui tutta la carne e tutto il latte sono uguali”.

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