All’Archivio di Stato la mostra sull’emancipazione delle donne

Un cammino lungo oltre un secolo e mezzo. E non ancora concluso. Tutt’altro. Il percorso di emancipazione della donna alla vita politica (ma non solo) è sinteticamente ma efficacemente documentato in una mostra allestita nei locali dell’Archivio di Stato di Viterbo in via Cardarelli e che resterà aperta sino a conclusione dell’anno scolastico. Sì perché essa è dedicata soprattutto agli studenti – di ogni ordine e grado – che intendano sapere di più (e meglio) delle lotte femminili combattute nell’arco di decenni. Vengono esposti documenti riordinati a cura dell’Archivio viterbese e del Centro documentazione Flamigni con il patrocinio dell’Udi (Unione Donne Italiane), della Prefettura di Viterbo e della Fondazione Carivit.
“Una mostra – spiega il direttore vicario dell’Archivio viterbese, Manuela Claudiani – che intende illustrare come il cammino delle donne verso la partecipazione al dibattuto politico ed alla vita sociale stessa sia stato lungo e difficile, spesso osteggiato da quelle stesse forze con cui hanno condiviso le battaglie>. Basti pensare che il diritto al suffragio universale ottenuto 70 anni fa è stato conquistato grazie soprattutto alla generazione che ha contribuito a liberare il Paese dal nazifascismo e dalla guerra: i gruppi di difesa della donna furono 70.000, di cui 35.000 hanno svolto azioni in guerra, 16 le medaglie d’oro, 500 le donne che svolsero azioni militari e oltre 3.000 quelle deportate in Germania. E’ Simona Raccuia, organizzatrice della rassegna insieme al direttore dell’Archivio, a fornire qualche numero che sta a spiegare più delle parole la faticosissima marcia dell’esercito femminile dalla fine del secondo conflitto mondale: “Il 2 giugno del ’46 al referendum monarchia-repubblica e per l’elezione all’Assemblea Costituente si registrò parità di affluenza alle urne tra uomini e donne (89%), ma queste ultime andarono a rappresentare soltanto il 4,6% degli eletti; alle ultime elezioni politiche (2013) le donne hanno rappresentano il 40% degli eletti in Parlamento”.
La rassegna di via Cardarelli, ovviamente, non può essere esaustiva di un percorso lungo e non ancora compiuto, ma sicuramente ha il pregio di fissare paletti storici rilevanti e indicazioni da seguire per l’altra metà del cielo. Dice il direttore dell’Archivio: “Abbiamo scelto di integrare la mostra con una ridottissima selezione dei documenti che conserviamo e che contribuiscono a rappresentare quello che è stato il lungo cammino dell’emancipazione per arrivare alla partecipazione politica delle donne”. Anche se il traguardo è ancora lontano.
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