Alla caserma Saloni di Viterbo 205 allievi diventano Marescialli dell’Esercito

Sarà pure una cristallina mattinata di aprile, sferzata da una rigida tramontana che arrossa gli occhi e intorpidisce le mani, ma il cuore no, quello resta caldo, tanto da far sprintare i battiti e sublimare l’emozione intorno alle 11 quando la banda militare, schierata sul verde dell’impianto di calcio, diffonde nell’aria le prime note di “Fratelli d’Italia”. Retorica d’altri tempi? Macchè, alla caserma Soccorso Saloni di Viterbo, l’emozione è sentimento vero e forte. Per i 205 allievi – quattordici sono donne – che stanno per diventare marescialli dell’Esercito e per le centinaia di parenti che sono assiepati lungo la tribuna del green. Al centro le autorità: il capo di Stato Maggiore dell’Esercito Danilo Errico, il generale di Corpo d’Armata Pietro Serino, il comandante della Scuola Sottufficiali Gabriele Toscani De Col, il prefetto Nicola D’Angelo, il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini, i rappresentanti della Provincia, il rettore dell’Università della Tuscia Alessandro Ruggieri. Più in basso, lungo la pista di atletica, la medaglia d’oro al valor militare, il tenente colonnello, Gianfranco Paglia.
Il rischio di avvenimenti militari rilevanti – e la cerimonia di un giuramento talvolta può esserlo – è quello di scivolare nell’alveo della retorica. Ci pensa proprio il col. Paglia ad allontanare il pericolo come fece 24 anni or sono in Somalia mettendo in salvo alcuni commilitoni in condizioni drammatiche: “Essere al servizio della patria non è uno scherzo, non è una passeggiata, ma ci vuole coraggio”. Parole scandite con chiarezza, ma non banali, se pronunciate in un contesto che di banale non ha proprio nulla, soprattutto in un tempo in cui certi valori sono progressivamente logorati fino essere accantonati nella soffitta dei sentimenti.
Per il resto la mattinata scivola via come da programma con i discorsi del Capo di Stato Maggiore e del comandante della Saloni. Sul verde dell’impianto sportivo i passaggi degli oltre duecento neo marescialli del 19° Corso “Saldezza”, in giacca blu e pantaloni grigi, colori che vanno a rimbalzare sui lampi delle canne dei fucili e delle stellette. Mentre nell’aria si diffondono le note dell’inno di Mameli, confuse agli applausi di coloro che affollano le tribune della Scuola.

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