Alessandro Selbmann presidente CAI Viterbo: montagna e passione

“Una volta arrivati sulla vetta ci siamo voltati, e ci si è presentata una bellissima vista. L’atmosfera splendidamente chiara; il cielo azzurro intenso; le valli profonde; i profili selvaggiamente frastagliati e le rocce dai colori vividi, in contrasto con le quiete montagne innevate; tutto questo insieme creava uno scenario che nessuno avrebbe potuto immaginare”. Nel suo saggio del 1839, Charles Darwin tentava di descrivere le emozioni che aveva provato alla vista di un paesaggio montano. E davvero in quel secolo cominciava a nascere una cultura della montagna, e il senso del rispetto nei confronti dell’ambiente, se pochi anni dopo nasceva a Torino il Club Alpino Italiano, ad opera di Quintino Sella, alpinista e appassionato di mineralogia prestatosi egregiamente alla politica dei primi anni dell’Unità. Un’associazione che nacque per promuovere l’alpinismo, la conoscenza delle nostre montagne, e la difesa del loro delicato ambiente naturale. Al giorno d’oggi il CAI, che si può definire a buon diritto la prima associazione ambientalista italiana, conta oltre trecentomila soci, raggruppati in oltre cinquecento sezioni in tutta Italia, un paese dal tessuto paesaggistico e naturale che non ha pari al mondo.

Parliamo con Alessandro Selbmann, dal 2013 presidente della sezione CAI viterbese, che quest’anno festeggia i cinquant’anni di attività. “La sezione di Viterbo è nata nel 1966, per l’iniziativa di un gruppo di amici, ed è diventata con il tempo un importante punto di riferimento per tutti coloro che vogliono vivere pienamente ed in prima persona le emozioni che solo la montagna sa regalare. Montagna, ma non solo: con la nostra attività abbiamo contribuito a far conoscere ai nostri associati centinaia di siti naturalistici, ma anche storici della Tuscia: spesso siamo noi i primi ad essere inconsapevoli della bellezza della nostra provincia”, esordisce. Abruzzese di nascita, “a Viterbo da sempre”, Alessandro Selbmann si dedica a tempo pieno all’associazione che rappresenta, curando i molteplici aspetti che l’attività di un gruppo di oltre 500 soci comporta. “La nostra attività principale è l’escursionismo: per tutto l’anno organizziamo uscite di uno o due giorni, durante i weekend ed occasionalmente anche durante la settimana”. Mete principali sono il territorio della Tuscia, ma anche le zone limitrofe e montuose del Reatino, dell’Umbria e dell’Abruzzo. Altre destinazioni sono parchi naturali, archeologici e luoghi di interesse storico e artistico. Non mancano le escursioni invernali, per le quali spesso sono necessarie particolari attrezzature, come le ciaspole, che permettono di camminare agevolmente sulla neve. Durante l’anno vengono proposte anche gite di più giorni, dirette verso destinazioni più lontane, adatte sia agli escursionisti esperti, sia a chi preferisce un approccio soft e dedicarsi a piacevoli e rilassanti passeggiate.

Accanto all’attività principale, il CAI è preposto alla cura della sentieristica provinciale, con particolare riguardo alla via Francigena. “La via Francigena viterbese è una rete di sentieri che conta complessivamente 200 chilometri, tra principale e varianti. È percorsa annualmente da migliaia di pellegrini provenienti dal mondo intero: è un vero e proprio biglietto da visita dell’accoglienza turistica della Tuscia. Dobbiamo offrire loro il meglio” continua Selbmann.

“Stiamo dedicando tutte le nostre energie per rinnovarne la segnaletica, in modo da rendere la via più sicura e conforme alle direttive europee: contiamo di terminare entro la fine dell’anno”. Una via che può fungere da volano per far decollare finalmente l’industria turistica della zona, e che sembra sia finalmente diventata una priorità per i comuni, la Regione e la Camera di Commercio, con i quali il CAI collabora in sinergia.

Molta importanza viene data ai giovani e all’educazione ambientale. “Stipuliamo convenzioni con le scuole, e organizziamo incontri con gli studenti, in cui facciamo conoscere loro il nostro territorio, e illustriamo tecniche di orientamento, cartografia, l’uso della bussola. Insegniamo come ci si deve attrezzare per escursioni sicure, e come si debba tutelare la natura, evitando di lasciare tracce del nostro passaggio e rispettando ogni forma di vita, vegetale o animale”. L’attenzione del CAI si è recentemente volta, in maniera innovativa, anche verso il disagio psichico. “Infatti collaboriamo da alcuni anni con la Asl di Viterbo, in un progetto di recupero degli utenti del Dipartimento di Salute Mentale” aggiunge Alessandro. “Svolgendo diverse attività nell’ambiente naturale, in compagnia di accompagnatori specificamente formati, i pazienti che partecipano al progetto migliorano la loro capacità di relazionarsi: la montagna diventa una vera e propria terapia”.

Un’associazione che, partendo dagli ideali condivisi di amore per la natura e per la montagna, conferma la sua vocazione al sociale. “Il CAI è particolarmente sensibile all’aspetto sociale e aggregativo. I nostri soci sono prima di tutto persone che condividono gli stessi ideali e che amano trovarsi insieme e fare parte di un gruppo. Il bello delle nostre escursioni è veder socializzare e stringere legami di vera amicizia persone giovani e meno giovani: il gagliardo settantenne che cammina fianco a fianco con un giovane, in un ideale rapporto di scambio e di continuità fra generazioni di appassionati di montagna”. Persone attive ed entusiaste che “vivono” la natura, cercando di cogliere quanto di meglio essa può offrire e, perché no, mantenendosi in salute. Perché il camminare fa bene: al fisico, ma soprattutto allo spirito, e a tutte le età.

www.caiviterbo.it

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