Alessandro Cannaò: i miei presepi un cammino nella Natività

Un tuffo nella storia di una tradizione secolare. L’arte poetica ma anche l’immaginario collettivo di una comunità che si raccoglie intorno ai simboli del Natale. Sono le immagini del presepe tutto viterbese nelle creazioni di Alessandro Cannaò, che così si racconta:

“Eravamo a fine degli anni 50, avevo cinque o sei anni eppure ancora adesso ricordo perfettamente con quanta eccitazione e meraviglia scartavo una ad una le statuine di gesso per il presepe di casa Cannao’ nel cuore di Viterbo . Ricordo i rossi non più tanto rossi, i gialli sbiaditi ed i verdi pallidi; ricordo l’odore del muschio appena colto e la carta roccia utilizzata più volte.
Ricordo soprattutto mio padre, perso troppo presto, quando prima di Natale faceva spazio per il presepe in un angolo di casa vicino alla radio ormai antica.
E’ da tali ricordi e da quei momenti che nasce la mia passione per il presepe.
Era ormai una tradizione alla quale non potevo più rinunciare. Nel magazzino di Via del Giglio, una traversa del Corso, ogni anno sperimentavo scenari e costruzioni diverse. Non erano assolutamente plastici ma case diroccate, tetti con tegole di argilla e coperte di muschio, panni stesi alle finestre, porte e portoni che stuzzicano la curiosità dei bimbi.
I presepi sono diventati nel tempo sempre più grandi con cascate, cipressi, lanterne e lumini. Paesaggi tipici della nostra Tuscia. Paesini pieni di vita vissuta e fortemente poetici.
Nel tempo con l’aiuto di Miro un caro amico, abbiamo creato molti presepi e partecipato a varie mostre: al Corso Italia all’ex chiesa di Sant’Egidio, nella Chiesa della Pace quella dei Facchini, nel Chiostro di S. Maria della Quercia, alla Chiesa degli Almadiani, alla Chiesa di Piazza del Gesù ecc.
Per un periodo sono stato Presidente degli Amici del Presepe e membro di giurie in concorsi vari. Nel giudicare i presepi ho sempre tenuto conto non tanto della perfezione quanto alla poeticità che riuscivano ad emanare sostenendo, in ogni occasione, che tutti, tutti i presepi sono belli.
Agli inizi degli anni ’80 la Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo mi commissionò un presepe alquanto grande ora donato al CEIS ed allestito permanentemente nei loro locali a La Quercia.
Credo che fare un presepe sia creare un’opera d’arte capace di raccontare la storia, il paesaggio, la cultura di una comunità; capace di fondere fede, tradizione e trasmettere così emozioni.
Amo i miei presepi, di qualunque forma e dimensione.
Temo che questa espressione artistica vada nel tempo ad estinguersi , sogno una scuola per presepisti ed una mostra permanente.
L’espressione più cara sentita da chi guardava un mio presepe è di un bambino: “Mamma dove porta quella via, che bella! ci andiamo?…”
Al compimento del Presepe mancano ancora I Magi, arriveranno il 6 gennaio ricevono da Gesù un bossolo chiuso, che aprono una volta ritornati nel loro Paese e vi trovano una pietra, che simbolicamente rappresenta il cielo nella religione persiana antica. Quel cielo che non ha differenze in qualsiasi presepe e in qualsiasi religione ed è protettore di tutte le creature.

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