Agricoltura intensiva: corso sui Pesticidi all’Ordine dei Medici

Si svolgerà sabato 21 maggio 2016, presso la sala delle conferenze dell’Ordine dei medici di Viterbo in via Genova 48, il corso su “Agricoltura intensiva. Pesticidi, diserbanti, fertilizzanti: quali danni alla salute e all’ambiente? Quali alternative?”
Il corso ECM ( Educazione continua in medicina) è rivolto ai medici ed è prevista anche la partecipazione in qualità di uditori esterni ( per informazioni segreteria dell’Ordine dei medici tel. 0761/ 342980).
Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde di Viterbo isde.viterbo@gmail.com www.ordinemediciviterbo.it

Il programma
8.30 Iscrizione e registrazione al corso.
9.00 Antonio Maria Lanzetti, presidente dell’Ordine dei Medici di Viterbo: Introduzione ai lavori.
9.30 Giuseppe Nascetti, direttore del Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell’Università della Tuscia: “Lo stato ecologico del lago di Vico”.
10.15 Gianni Ghirga, pediatra, ospedale San Paolo Asl RmF, Isde-Italia: “ Qualità dei prodotti agricoli raccolti anche a numerosi chilometri di distanza da grandi impianti di combustione di fossili come il carbone”.
11.45 Antonella Litta, medico di medicina generale, Isde-Italia : “Acqua e agricoltura un legame antico e indissolubile da rinnovare e custodire per la tutela della salute”.
12.30 Giovanna Loria, neurologa, ospedale Bel Colle : ” Il ruolo dei pesticidi nella malattia di Parkinson”.
14.00 Teresa Valentina Ranalli, anatomopatologa, ospedale Bel Colle: “Danni renali da tossici ambientali”.
14.45 Andrea Ferrante, dottore in Scienze agrarie, referente dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica: “Trenta anni di agricoltura biologica: un’alternativa possibile”.
15.30 Luciano Sordini, medico di medicina generale, segretario Fimmg-Viterbo: “Una alimentazione sana per prevenire, curare e guarire”.
16.00 Chiusura dei lavori e test per la verifica dell’apprendimento.
Le finalità del corso:
L’agricoltura intensiva, che ha avuto un grande sviluppo e diffusione soprattutto dal dopoguerra in poi, già alla fine degli anni 50 del secolo scorso aveva mostrato una serie di effetti negativi sulla salute e l’ambiente oggi bene e ampiamente riconosciuti e documentati.
Con il termine generico di pesticidi si indicano tutte quelle le sostanze che interferiscono, ostacolano o distruggono organismi viventi (microrganismi, animali e vegetali) utilizzate nell’agricoltura intensiva di tipo industriale e che comprendono: diserbanti, fungicidi, insetticidi, nematocidi, erbicidi etc.
Si tratta per la maggior parte di sostanze tossiche, persistenti, bioaccumulabili che possono penetrare nella catena alimentare anche come multiresidui e che si possono riscontrare perfino nei cordoni ombelicali e nel latte materno. Tali agenti hanno un impatto negativo non solo sugli organismi che vogliono contrastare e distruggere ma anche su moltissimi altri organismi viventi, interi ecosistemi, nonché sulle proprietà fisiche e chimiche dei suoli e sulla salute umana.
In Italia ogni anno circa 135.000 tonnellate di pesticidi, con una media di oltre 5 kg di principi attivi (oltre il doppio se si considerano i formulati commerciali) per ettaro.
Attualmente, la massiccia diffusione di pesticidi nelle matrici ambientali – acqua, aria, suolo e alimenti- evidenzia un’esposizione biologica a tali sostanze e ai loro metaboliti le cui proporzioni devono essere seriamente ponderate in relazione ai loro impatti negativi.
Da una sempre più attenta valutazione e considerazione dello stretto legame tra effetti sanitari ed esposizione a pesticidi è anche scaturita a marzo u.s. la decisione dell’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro – Iarc di classificare l’erbicida glisofato come cancerogeno di classe 2a per l’uomo.
L’esposizione a “dosi piccole” ma prolungate nel tempo ovvero l’esposizione cronica è un problema che ormai non riguarda più solo le esposizioni professionali, ma l’intera popolazione e rappresenta una preoccupazione di sempre maggior rilievo per la salute pubblica.
La valutazione tossicologica operata dalle Agenzie regolatorie non può infatti ritenersi soddisfacente e la letteratura scientifica che correla l’esposizione anche a dosi minimali di tali molecole- spesso anche con azione di interferenti endocrini- a gravi rischi per la salute umana è sempre più consistente.
Nella comunità scientifica internazionale è ampiamente riconosciuto che la contaminazione da agenti chimici di sintesi è un fenomeno che coinvolge ormai l’intera biosfera, vale a dire la totalità degli ecosistemi terrestri e acquatici, nonché l’intera popolazione umana.
I danni provocati da questi composti possono variare in relazione alla tipologia delle molecole considerate, alla loro quantità, alla compresenza di più principi attivi in miscele, ai contesti ambientali in cui tali molecole si disperdono, e alla diversità degli organismi esposti.
L’esposizione a tali sostanze è pertanto correlata ad un incremento statisticamente significativo del rischio per molteplici patologie quali: neoplasie, diabete mellito, patologie respiratorie, malattie neurodegenerative (in particolare morbo di Parkinson, malattia di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), malattie cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva, disfunzioni metaboliche ed ormonali, specie a carico della tiroide.
Una recente metanalisi dell’Università di Berkeley dopo aver esaminato 115 ricerche scientifiche per confrontare agricoltura biologica e convenzionale, ha concluso che, almeno per alcune colture, non vi sono prove sufficienti per affermare che l’agricoltura convenzionale sia più efficiente e dia rese maggiori rispetto a quella biologica, affermando che: “è importante ricordare che il nostro attuale sistema agricolo produce molto più cibo di quanto sia necessario per sfamare il pianeta. Per sradicare la fame nel mondo è necessario aumentare l’accesso al cibo, non solo la produzione. Inoltre, aumentare la percentuale di agricoltura che utilizza metodi biologici e sostenibili non è una scelta, è una necessità. Non possiamo semplicemente continuare a produrre cibo senza prenderci cura del nostro suolo, dell’acqua e della biodiversità”.

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