Adriana Scappucci: i miei Bijoux? Vetri d’Oriente e cuore di Tuscia

Le piccole perle di vetro luccicano morbidamente ai raggi di questa primavera precoce. I rossi scarlatti, i blu oltremare, le pennellate d’oro in trasparenza parlano subito di Venezia, e di un mondo in bilico tra la sontuosità antica della Serenissima e i misteri affascinanti dell’Oriente. Siamo in compagnia di Adriana Scappucci e dei suoi piccoli capolavori di bigiotteria.

Termine usato un tempo per indicare tutto ciò che non era prezioso quanto la gioielleria, oggi bigiotteria non definisce appieno le creazioni dell’artista viterbese, pezzi artigianali lavorati rigorosamente a mano, in cui il metallo si avvolge in volute armoniose abbracciando la preziosità delle perle di Murano. Dalle abili mani di Adriana nascono orecchini, spille, ciondoli, braccialetti, uno diverso dall’altro. Foulard di seta vintage che si avvolgono intorno al collo chiusi da fantasiose composizioni in cristallo colorato, cerchi e spirali dorate. Una celebrazione dell’allegria di vivere e della personalità originale della donna che sceglie di indossarli. Pezzi la cui realizzazione richiede tante ore di lavoro, che scorrono via con la leggerezza tipica di quando si fa qualcosa per pura passione.

Adriana chiama “vetri” le sue perle, con confidenza affettuosa, ma ogni piccolo esemplare è molto più interessante di un semplice vetro. Ogni singolo pezzo ha una storia millenaria da raccontare, di quando Marco Polo portò a Venezia alcuni esemplari di perle di vetro provenienti dal lontano Oriente. Sulla piccola isola veneziana di Murano si sviluppò così, fin dal tredicesimo secolo, l’arte di realizzare le “conterie”, perle destinate alle decorazioni e agli ornamenti.

A sottolineare il suo legame con Venezia, Adriana Scappucci ha chiamato la sua attività “AcquaAlta Bijoux”. “Ho scelto di lavorare con i vetri di Murano perché, a differenza delle perle comuni, il vetro è infinitamente più interessante” esordisce Adriana, occhi verdi e viso dolce, e grande entusiasmo nel parlare delle sue “creature”. “Questa perla non sembra un piccolo uovo Fabergé?”, dice indicando un esemplare oblungo finemente decorato. “Ogni pezzo ha un’anima, che è quella dell’artigiano che lavora accaldato davanti al fuoco del cannello. Per me utilizzare i vetri veneziani rappresenta un omaggio ad una tradizione secolare di maestria unica al mondo”. Per procurarsi la preziosa materia prima, Adriana Scappucci si reca sovente a Venezia, alla ricerca di rivenditori specializzati. “Purtroppo, le vetrerie sono sempre di meno. Prodotti meno pregiati e industriali stanno soppiantando il vetro di Murano. Un intero patrimonio di artigianalità e di storia è a rischio estinzione. Spesso allora acquisto collane già fatte, anche vintage, realizzate semplicemente infilando perle una dietro l’altra. Il mio divertimento è smontarle e dare loro nuova vita e personalità moderna”.

Adriana appartiene ad una famiglia in cui l’estro artistico si manifesta in vari modi. “La mia passione è nata di recente, un po’ per gioco… e continuo a considerarla tale. Fin da bambina rimanevo incantata a guardare le vetrine scintillanti delle gioiellerie. Forse è un modo per tornare indietro nel tempo… o forse è perché arrivati ad un certo punto nella vita, siamo spinti a scegliere di fare le cose che più ci piacciono. E a me piace fare questo”.

Adriana ama il bello, anche quello che gli occhi colgono soffermandosi su un tralcio fiorito del suo giardino, o sulla linea elegante di un cavallo. Arte è così riprodurre in modo personale e sempre diverso lo stupore nei confronti della natura che ci circonda. “Spesso lascio andare le mani, senza seguire un disegno preciso… lascio che questi piccoli pezzi mi parlino, e mi suggeriscano forme e colori”.

Il risultato dei dialoghi silenziosi di Adriana con le sue piccole preziosità multicolori sarà esposto a Viterbo in una mostra personale, il 9 aprile, nella suggestiva cornice di palazzo Mazzatosta, in via dell’Orologio Vecchio. “Come tutti, a volte mi chiedo se potrei vivere in un’altra città, in un altro paese diverso da questo…ma io sono nata e sempre vissuta qui, dove ha le radici la mia famiglia. Qui c’è la mia storia e il mio trascorso. L’atmosfera, i ricordi, le mie impressioni. Potrei vivere altrove, a patto di portarmi dietro tutto questo!” conclude, indicando con la mano il giardino rigoglioso che cela la maestosità delle mura cittadine.
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