Abito da sposa sartoriale, una scommessa vincente

Paola Maruzzi

Cadono le prime foglie ed è già tempo di nuove collezioni. Le grandi case di moda hanno alzato il sipario sull’outfit da sposa 2018 e in rete è tutto un fiorire di gallery e indiscrezioni. Incursioni d’oro o d’argento e nuance pastello per le più audaci, pizzo nei corpetti e nelle maniche, il ritorno dei fiocchi, gonne vaporose e stile principesco segnano il passo alle sfilate.
Ora non staremo a tessere le lodi alle varie Emè, Magnani Sposa, Adeline Bauwin, Elise Hameau, Blumarine e via dicendo. Vogliamo raccontarvi gli abiti da sposa nella loro versione “archetipo”, ripartendo dal cartamodello e, perché no, da ciò che hanno fatto prima di noi generazioni di donne.

In altre parole vi portiamo dietro le quinte di un laboratorio artigianale per scoprire come nasce un abito su misura e cosa aspettarsi se lo si sceglie per il fatidico giorno.

“Ci sono almeno due ragioni per preferire l’abito sartoriale a quello confezionato: la possibilità di assistere alla sua creazione e il privilegio di indossare qualcosa di irreplicabile”.

A parlare è Nicoletta di Paolo, stilista e titolare dell’Orlo di Munch, un grazioso atelier nel cuore di Viterbo, a San Pellegrino, nato sotto la stella di un nome bizzarro che gli ha portato fortuna. La bottega, infatti, è finita su Striscia la Notizia e nelle “Insegne dei negozi tutte da ridere. Geniali o involontariamente comiche” de “Il Corriere della Sera”.
“Quando ho aperto cinque anni fa ero arrabbiata e un po’ lo sono ancora. Volevo urlare al mondo la mia voglia di fare e di creare. Volevo scuotere una città che, nonostante la prestigiosa Accademia della Belle Arti e alcune figure che hanno fatto scuola come Sergio Milioni, è ancora assopita in fatto di moda e nuovi talenti”.

Oggi la scelta di Nicoletta si è rivelata vincente. La sua boutique è meta di una selezionata clientela di madame e mademoiselle in cerca di capi unici d’ispirazione giapponese e, ultimamente, anche di giovani spose con il pallino del vestito autentico da calzare a pennello.
“Il wedding sta riscoprendo il fascino del fatto a mano. Molte donne arrivano da me dopo aver girato senza però aver trovato ciò che le rispecchia. Tante hanno le idee chiare, altre vanno guidate e, all’occorrenza, stupite con qualcosa che non si aspettano. La creazione dell’abito da sposa è un passo a due: la stilista deve dare forma all’immaginario della sposa valutando con precisione chirurgica una miriade di fattori, dalla conformazione fisica alla ‘sfilata’: prima della consegna faccio il percorso che la sposa farà il giorno del matrimonio per aggiustare ogni piccolo dettaglio in vista della messa in scena. Tutto deve essere perfetto e calcolato”.

Buone notizie per tempistiche e prezzi: a sorpresa scopriamo che ci vogliono da due settimane di lavoro per un abito scivolato in seta seta fino a un massimo di un mese se si opta per qualcosa di più elaborato, come il pizzo.
Per niente proibitivi i costi, addirittura del 20% in meno rispetto a quelli confezionati. “Nonostante il valore aggiunto della manodopera e la ricerca di stoffe di qualità riesco a non far schizzare i prezzi alle stelle. Mi piace dare il giusto valore a ciò che faccio. Il matrimonio è un business e spesso, nei prodotti in serie, si paga il marchio e non la reale manifattura che c’è dietro”.

Seppure il discorso della stilista non faccia una piega bisogna ammettere che l’abito da sposa sartoriale non è una scelta da tutte. “La sartoria è questione di dna, devi averla respirata in casa. Bisogna avere un’educazione tramandata dalle donne di famiglia. Per apprezzarla bisogna essere in sintonia con ciò che dice lo stilista Yamamoto, il mio guru: non consumare i miei abiti perché vivranno con te. Sarebbe bello se anche l’abito da sposa uscisse dall’ingranaggio della macchina-moda”.

Proprio in quanto su misura, la ricetta dell’abito sartoriale perfetto non esiste, c’è solo qualche saggio consiglio. “Girate per negozi per capire cosa vi appartiene, andate per gradi e non stancatevi di provare. Non accontentatevi del mi piace, dovete amare follemente il vostro abito. E mostratelo a famigliari e amici solo dopo esserne certe. L’abito da sposa è una scelta a tu per tu”.

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