“A cena con il brigante” assaggio di Maremma viterbese e toscana

I commensali sono riuniti da una passione antica, quella per Domenico Tiburizi. E’pura ideazione di Leandro Peroni che di Cellere è stato primo cittadino, realizzata in stretta collaborazione con il Museo del brigantaggio. Scaturita da un flashback nostalgico che memorizza , quando la vita di Domenico Tiburzi era al centro dei lunghi racconti tra il giovane Leandro e Alfio Gavoli, sotto gli occhi del sindaco di Capalbio, Giovanni Damiani.“Erano riunioni mai banali – ricorda Peroni – che mettevano al centro la vita e la leggenda del nostro concittadino, il Robin Hood della Maremma, nato a Cellere e poi diventato il ‘padrone’ dei territori toscani, dove toglieva ai ricchi e ai prepotenti per aiutare le famiglie contadine, spesso schiacciate e sopraffatte. “Da allora è nata la mia passione per Tiburzi, nella ricerca del nostro passato tanto importante, che ho messo al centro dei miei due mandati amministrativi. E’ stato un brigante, non lo nascondo, ma l’interesse tenuto alto sul Museo dimostra quanto sia gradito e con questa iniziativa ne è stato vivacizzato il ricordo attraverso quegli episodi che lo hanno reso così amato e rispettato dalla sua gente, specie la più povera e indifesa”.
Protagonista assoluto dell’iniziativa culinaria quel Pietro Benedetti, che tra un momento recitato, una ballata o una straordinaria poesia a braccio riesce a dare vita ai personaggi..I racconti verificati e programmati con il sostegno di Marco d’Aureli, direttore del Museo del brigantaggio di Cellere.
Il numero zero in una bellissima serata maremmana, a Capalbio, terra che ha ben ha conosciuto Tiburzi, grazie all’ospitalità di Luigia, che ha aperto il suo locale, ll mattatoio, per far sbocciare le prime entusiasmanti performance di Benedetti, diventato in una sola sera Fioramanti, nell’accorata difesa dell’amicizia verso il brigante e per cancellare l’onta del tradimento, poi una serie di affascinanti composizioni a braccio per catalizzare l’attenzione dei commensali, fino all’arrivo del Garibaldino, Pietro Rossi, l’unico viterbese tra i Mille, rimasto in terra toscana mentre l’eroe dei due mondi andava verso Sud e magari, un pizzico di sogno non fa mai male, contatto diretto con Tiburzi, allora appartenente alla staffetta della Lega di Castro che voleva lottare per la Repubblica.
Un momento di storia vissuta a tavola perché come si sa la tavola unisce e riunisce, ,degustando prodotti tipici maremmani, gli stessi che molto probabilmente venivano gustati in quella metà dell’Ottocento che vedeva Domenico Tiburzi padrone incontrastato della Maremma. La storia si ferma, il tempo si raffredda e nel ventunesimo i sapori della tavola riportano i profumi di una terra fertile e generosa. Una storia di convivialità che ricerca un gemellaggio in quei territori condivisi che riportano al brigante aspro ma gentiluomo e anche buongustaio.

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