Zio Vanja va in scena al teatro Boni

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Ancora un doppio appuntamento ravvicinato con la stagione del Teatro Boni di Acquapendente, diretta da Sandro Nardi. Domenica 6 marzo (ore 17.30) va in scena un classico di Anton Cechov, “Zio Vanja“, mentre martedì 8 marzo (ore 20), in occasione della Giornata Internazionale della Donna, la compagnia di danza Atacama sarà sul palco con “Frida am I“, uno spettacolo in omaggio alla grande artista Frida Kahlo.

Zio Vanja” (6 marzo), nell’adattamento di Duccio Camerini, con Sandro Calabrese, Ciro Carlo Fico, Mattia Giovanni Grazioni, Francesca Sgheri, Maria Vittoria Pellecchia e lo stesso Camerini e musiche di Alchimusica, è un grande classico del teatro moderno. “Scene di vita di campagna” scriveva l’autore per definire il suo testo, che ancora oggi resta indefinibile, e al di là di facili scorciatoie e catalogazioni televisivo-contemporanee. Un tragedia sommessa ma in fondo ridicola, una commedia a volte triste. Tutto il teatro di Cechov, morto a soli quarant’anni, dopo aver speso una vita tra onestà, impegno e futilità, una vita densa come quella di un ottantenne, tutto il suo teatro è ancora oggi non incasellabile, e ha aperto la strada agli assurdi di Beckett, Pinter ecc. Questo ragazzo invecchiato, che arrossiva quando incontrava Tolstoj, doveva proprio all’ossimoro della sua esistenza la sua principale energia creativa: lui era due persone, aveva due età, era ragazzo ma anche uomo. Era ingenuo e disincantato. In lui, la “linea d’ombra” di Conrad, non era così facile da trovare. Forse ogni giorno aveva la sua nuova linea d’ombra, che lui doveva scavalcare. Lo spettacolo parla proprio di questo: dell’età che ognuno di noi ha, in rapporto ai suoi pericolosi sogni e al tempo che passa silenzioso. C’è una linea, una porta, che prima o poi si chiude dietro di te, incasellandoti in una forma, proprio quello che per tutta la vita Cechov ha fuggito per sentirsi al di sopra della morte. Il tempo della forma è la vecchiaia, la vera vecchiaia, quella che limita i nostri movimenti, interni ed esterni. Antoscia Cechonte’, questo era il suo nomignolo d’arte da giovane, quando sperimentava i suoi primi racconti, ha fre gato la morte, morendo prima di farsi incasellare. Vecchio non ci è diventato mai.

Frida am I” (8 marzo, con cena) è uno spettacolo della compagnia Atacama diretto e interpretato da Federica Gumina, che cura la coreografia insieme a Patrizia Cavola. Un omaggio alla grande artista messicana sinonimo di libertà. “Frida Frido Freedom – si legge nelle note di regia – Libera di essere quello che voglio. Sono donna e sono uomo, sono acqua e sono fuoco, sono tempesta e calma assoluta, non piangere, non sono perduta, io volerò io ci riuscirò, dipingerò la vita con tutti i colori possibili, la guarderò attraverso me stessa, ma sarò io, sola o no, ferma o no, sarò l’azzurro e il rosso, il bianco e il nero, sarò libera, sarò viva, sarò quello che tu non vedi e quello che ti acceca. Io ci sono, esisto e sono viva, io sono Frida“. Federica Gumina, attrice, danzatrice di tango argentino, conduce una ricerca sulle nuove possibilità espressive e comunicative del corpo contaminando il tango argentino con la danza contemporanea, testo e voce.

Per prenotazioni e informazioni: 0763.733174 – 334.1615504 – www.teatroboni.it

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