Giammarco Casani: con il clarinetto dalla Banda di Ronciglione in Cina

casani

“Il 27 novembre 1983, all’età di 10 anni, sono uscito per la prima volta con la Banda di Ronciglione e lì ho capito che la musica poteva diventare la mia vita”.

Nato a Viterbo nel 1973, Giammarco Casani senza clarinetto e senza la musica non sa cosa avrebbe fatto nella vita. La sua è una passione iniziata talmente presto che non ha mai avuto il tempo di pensare a cosa sarebbe diventato se non avesse fatto il clarinettista. “La musica mi ha sempre affascinato e suonare uno strumento è stato il mio sogno da sempre. La passione per la musica l’ho ereditata in famiglia, mio padre ha sempre suonato il sassofono a livello amatoriale. Io mi sono avvicinato alla musica attraverso la più importante tradizione della Tuscia, le Bande musicali. Sono partito dalla Banda di Ronciglione sempre e solo con il clarinetto”.

I suoi studi e il suo percorso formativo musicale sono stati molto impegnativi. Dopo il diploma in clarinetto al Conservatorio Santa Cecilia di Roma nel 1994, Giammarco sviluppa anche una passione per la direzione e, giovanissimo, assume la direzione della banda di Monte Romano. Nel corso degli anni ha diretto diverse formazioni sinfoniche e cameristiche, compresa l’Orchestra Giovanile dell’Artsacademy e l’Orchestra Sinfonica di Roma, della quale nell’estate del 2014 prende le redini.

Si è esibito per dodici anni in qualità di primo clarinetto dell’Orchestra Sinfonica di Roma nelle sale da concerto delle capitali più importanti del mondo: Berlino, Bruxelles, Madrid, San Pietroburgo, Rio de Janeiro, Londra, Vienna, Graz e Salisburgo. Ha girato l’Italia e il mondo. Ha collaborato come Primo Clarinetto con l’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, l’Orchestra da Camera di Mantova, l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, Roma Sinfonietta, l’Orchestra Sinfonica della Rai di Roma, l’Orchestra Mozart, l’Orchestra Nazionale dell’Accademia di Santa Cecilia, l’Orchestre National du Capitole de Toulose e la Mahler Chamber Orchestra.

Dal 2011 fa parte dell’Orchestra del Festival di Lucerna diretta da Claudio Abbado. Durante la sua carriera di strumentista ha suonato sotto la direzione di direttori del calibro di Yuri Ahronovitch, Claudio Abbado, Antonio Pappano, Semyon Bychkov, Othmar Maga, Andris Nelson, Ennio Morricone, Yang Yang, Diego Mattheuz, Anton Nanut, Yeruham Scharovsky, Antonio Pappano, Yu Feng, Milan Turkovic, Hansjorg Schellemberger, Gabriel Chmura, Julian Kovatchev, Oliver Knussen. Inoltre durante la sua formazione ha sviluppato un particolare interesse per la musica da camera, che lo ha portato a perfezionarsi frequentando i corsi del Mº Alain Meunier presso l’accademia Chigiana di Siena e ad impegnarsi nella diffusione del repertorio cameristico con il Quintetto di Fiati Monesis e in duo con la pianista Désirée Scuccuglia. È da sempre impegnato nella valorizzazione del repertorio musicale italiano, e svolge anche un’intensa attività didattica tenendo master classes in Italia e all’estero.

Poi nel 2014 accade quello che Giammarco non si aspetta: l’Orchestra Sinfonica di Roma chiude i battenti. E questo porta lui e il suo clarinetto a 12000 km da casa. “Mi contattò il maestro dell’Orchestra Sinfonica di Pechino Yu Feng e mi disse Giammarco che fai? Perché non vieni con noi? Qui ci sono un posto nell’Orchestra e una cattedra pronti per te. Rimasi onorato di ricoprire due ruoli così importanti:  primo clarinetto della Ningbo Symphony Orchestra e primo clarinetto ospite della National Opera House di Pechino, nonché insegnante presso il Conservatorio di Pechino.

Per Giammarco questa è l’esperienza più importante della sua vita e della sua carriera da musicista. “Una sera con la nuova Orchestra di Ningbo ci hanno invitato a cena con il sindaco. Il primo cittadino, ringraziandoci ad uno ad uno per il nostro impegno, a me disse: noi siamo cinesi e voi occidentali avete un’idea distorta di noi. Pensate che in Cina il merito non esiste, che siamo un popolo chiuso, mentre per noi la cosa più importante è il talento. Lei cosa vuole per stare qui con noi in Cina? Io mi sono sentito corteggiato, valorizzato per il mio talento e per la mia esperienza”.

Ma la Tuscia, rimane la sua casa. Giammarco parla della sua terra con un senso di odio e amore. Odio, per non aver avuto la possibilità di mettere a disposizione la sua grande esperienza di musicista nel suo paese. Amore, perché è proprio dalla sua terra che ha ricevuto gli insegnamenti più importanti che lo hanno portato ai suoi traguardi. “Devo ringraziare due persone: il maestro Giusto Cappone, musicista professionista, ex prima viola dell’Orchestra Filarmonica di Berlino, per me un nonno musicale.  Mentre il mio papà musicale è stato Sandro Verzari, prima tromba dell’Orchestra Rai di Roma. Loro mi hanno formato, mi hanno tracciato la strada”.

E nel suo futuro Giammarco vede sempre e solo il clarinetto. E un desiderio: tornare a svolgere la sua passione a casa, nella sua Tuscia. “Il mio futuro lo vedo a Pechino ma quando penso alla Cina mi viene in mente una frase che mi disse il maestro Cappone: la cosa più bella è la sera, quando rientri a casa e vedi il sorriso della donna che ti ama. Mi piacerebbe vederlo tutte le sere”.

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