Aldo Piermattei: la mensa Caritas è la vera casa dell’accoglienza

Entrando nella mensa della Caritas di Viterbo, si ha l’impressione di trovarsi in una casa vera. Nella dimora di una famiglia numerosa, dove già si comincia a cucinare la mattina presto, specie nei giorni di festa. Aleggiano profumi e allegria fra le volontarie che preparano i pasti, per le circa cinquanta persone che in media usufruiscono giornalmente di questo servizio. Il salone, pulito e accogliente, è ricavato nell’antica chiesa di San Leonardo. Un ritratto di don Alceste Grandori, figura simbolo di un’epoca per molti viterbesi, campeggia paterno sull’entrata. Parliamo con Aldo Piermattei, il direttore della mensa Caritas di Viterbo, che fa riferimento all’Ufficio Diocesano della Carità. “Quest’anno la nostra mensa comparirà nella campagna promozionale della CEI, che passerà sulle reti televisive a sostegno dell’8 per mille”.

Una realtà, quella viterbese, che a ottobre scorso ha compiuto vent’anni di vita, riuscendo a diventare un vero e proprio punto fermo nel campo della solidarietà locale, e che si regge sulle risorse che provengono dalle donazioni di privati e enti. Inoltre la mensa ha stipulato delle convenzioni con i due maggiori ipermercati cittadini, nel segno della campagna antisprechi. Arrivano così pane, frutta, verdura, carne e prodotti a prossima scadenza. “Ma non certo scaduti”, sottolinea Piermattei.

“La mensa è aperta a pranzo 365 giorni all’anno. I volontari attivi che permettono il suo funzionamento sono circa una settantina, in turni di sei-sette: alcuni si occupano della cucina, altri della distribuzione. Ultimamente, e grazie alla loro preziosa disponibilità,  riusciamo anche a organizzare delle vere e proprie feste, come ad esempio il cenone di Natale e di Capodanno”.

Esiste anche la possibilità per chi ne fa richiesta di poter usufruire del Centro di accoglienza notturna, che comprende 16 posti letto: in questo caso è servita anche la cena e la colazione. “Cerchiamo di soddisfare i bisogni primari delle persone in difficoltà, ma questo è solamente parte di un progetto di accoglienza, supporto e aiuto ai nostri ospiti”.

Presso il Centro di ascolto diocesano infatti si rivolgono persone con ogni sorta di problemi, dal disagio mentale alle dipendenze, dalla mancanza di radici a gravi problemi economici e legali. “Attraverso un colloquio noi cerchiamo di stabilire in che modo poter essere utili: offriamo supporto nella ricerca di un lavoro, di una casa, assistenza legale e sanitaria”.

Nuove tipologie di poveri si affacciano sempre più spesso al centro di ascolto. Anche gente insospettabile, che fino a poco tempo fa aveva un lavoro, una casa, una famiglia a cui tornare. Persone che la crisi ha fatto precipitare in un baratro. “Disoccupati, separati. Cerchiamo di capire chi è più forte e sta solo passando un periodo transitorio di difficoltà, e chi invece è più fragile e rischia di lasciarsi andare, e per questo è più bisognoso di aiuto”.

La volontaria Angela ci accompagna sorridente a vedere le attrezzature della cucina.  Sui fornelli fuma una grande pentola di lenticchie e cotechino, nel forno sono già pronti gli spiedini di carne. “Un’esperienza bellissima, che ti restituisce più di quello che dai. E una cosa che non ti aspetti è incontrare al di fuori di qui gli ospiti della mensa: mi corrono incontro con affetto e mi domandano: stai bene? Hai bisogno di qualcosa? Loro, che non hanno nulla”. E non è un caso che in occasione del Giubileo, Papa Francesco abbia aperto una Porta santa della Misericordia proprio in una mensa di diseredati della Capitale, aprendola idealmente in ogni luogo ove i precetti evangelici sono concretamente realizzati”.

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