Alessandro Allam, regista emergente si racconta

Classe 1984, nato a Roma ma cresciuto a Fabrica di Roma, figlio di Magdi Cristiano Allam, Alessandro Allam ha un hobby che lo accompagna da sempre: la ricerca e la realizzazione dell’audiovisivo, in tutte le sue forme, dal videoclip al lungometraggio, dalla video art al semplice montaggio creativo.

Giovane regista emergente laureato in Tecniche della Comunicazione all’Università della Tuscia, dopo la laurea ha frequentato il corso da filmmaker alla Romeur Academy dove ha affinato le sue conoscenze tecniche. Con il tempo è arrivato ad affacciarsi in molte realtà professionali, dalla televisione nazionale alla realizzazione di lungometraggi.

Lui che si definisce un po’ contrario alle etichette del tipo “sperimentale” o “kubrickiano”, che secondo la sua opinione cercano di racchiudere una persona in una corrente di pensiero per poterla definire e raccontare, spesso generalizzando e distruggendo l’essenza di ciò che l’autore vuole narrare. Alessandro preferisce che quello che fa parli di se. Così domenica 13 dicembre a Civitonica in corto, rassegna sui corti d’autore promossa a Civita Castellana, ha presentato Scimmia digitale, un film dove il filo conduttore è la vita contemporanea, dominata dalla multimedialità e da internet.

Il protagonista del corto è l’uomo, visto come una scimmia in felpa e cappuccio, un moderno primate che si muove in un ambiente a lui sconosciuto, che razzola in una terra di virtualità e che cerca di costruire la propria realtà con quello che trova. “Penso che la multimedialità sia un percorso, una strada che l’uomo ha intrapreso e che fa da spartiacque fra l’uomo animale e l’uomo pensante, che sia la perfetta rappresentazione del contrasto tra fisicità e pensiero, e che la risoluzione della diatriba sia ancora lontana. L’intento principale è stato proprio quello di mostrare due lati del rapporto col prossimo, quello fisico e quello virtuale, che presentano entrambi pregi e difetti, ma la cui integrazione risulta nei fatti molto difficile. Siamo mente o siamo carne? Possiamo prescindere dalla nostra natura?”.

Alessandro ci racconta che non è stato facile intraprendere la strada della regia e ci spiega come, secondo lui, viene considerato ancora oggi l’audiovisivo. “Tralasciamo crisi economica e le sue conseguenze nefaste per attività “sacrificabili” come arte e cultura, secondo me la principale difficoltà in questo mondo è la sempre più marcata ignoranza verso la settima arte dovuto ad un costante appiattimento verso standard che garantiscano la più alta utenza possibile, quindi privi di novità e innovazioni che potrebbero spaventare lo spettatore. E parlo di Hollywood come della televisione italiana, ma anche delle grandi rassegne cinematografiche. Siamo in un mondo dove ogni giorno migliaia di persone realizzano video, e abbiamo ancora gli stessi standard di quando la pellicola era solo per le grandi produzioni”.

Ma lui è ottimista e spera in futuro in cui internet potrebbe diventare uno strumento per proporre l’audiovisivo in modo originale. “Probabilmente internet potrebbe rappresentare una soluzione a questo problema, strappando di mano a queste grandi produzioni il monopolio sul gusto cinematografico e mostrando una varietà fuori dal controllo di alcuno, magari originale. Purtroppo ad essere sincero per ora non vedo questa rivoluzione, ma sono sempre ottimista! L’educazione all’immagine, la semiotica o comunque la si voglia chiamare, è una materia troppo sottovalutata in un mondo che ne è circondato e ricolmo. Si tende a considerare questa attività come un riportare fatti in maniera accattivante, piacevole, “artistica”, riferita, invece che cercarne una personale. Questa, per me, è una grossa difficoltà!”.

E sul suo futuro ci dice: “Non vedo nient’altro che produrre il più possibile!”.

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